Entro il 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe consumare una quantità d’acqua paragonabile a quella utilizzata ogni anno da circa 1,3 miliardi di persone. È quanto emerge da un rapporto della United Nations University, che analizza l’impatto ambientale crescente dell’IA generativa e delle infrastrutture digitali che la sostengono.A determinare il forte consumo idrico non sono gli algoritmi in sé, ma i data center che elaborano e conservano enormi volumi di dati, oltre ai sistemi di raffreddamento necessari per evitarne il surriscaldamento. Secondo lo studio, entro fine decennio il fabbisogno d’acqua dei centri dati potrebbe raddoppiare, seguendo la crescita della domanda globale di energia legata all’IA.Nel 2024 queste infrastrutture hanno già utilizzato miliardi di litri d’acqua, mentre la loro concentrazione resta fortemente sbilanciata tra Stati Uniti e Cina. Gli esperti avvertono che l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale è spesso sottovalutato, perché l’attenzione pubblica si concentra sulle emissioni di CO₂, trascurando la cosiddetta “impronta idrica”. Una conseguenza su cui gli studiosi invitano a riflettere e a porre rimedio