In pochi ambiti, come in quello dei consumi idrici, il terrorismo informativo sull’intelligenza artificiale rischia di distorcere la realtà impedendo di guardare al problema nella prospettiva giusta e bloccando a metà ogni ragionamento.

La prima metà è ormai nota ai più. Entro il 2027, ci dicono le analisi, l’intelligenza artificiale potrebbe consumare, tra raffreddamento dei server e generazione elettrica, tra 0,3 e 0,6 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno su un prelievo lordo di circa 6,6 miliardi di metri cubi in gran parte restituiti al sistema. Sono dati reali, documentati, che senz’altro meritano attenzione ed azioni concrete: il problema esiste e va affrontato. Ma esiste anche una seconda metà del ragionamento. Ogni anno, nel mondo, 126 miliardi di metri cubi d’acqua vengono immessi nelle reti idriche e non arrivano a destinazione (o non vengono fatturati). È quella che gli esperti chiamano Non-Revenue Water: perdite fisiche nelle condotte, guasti non rilevati, allacci abusivi, errori di misurazione, consumi non contabilizzati. Un’emorragia il cui costo è stimabile in quasi cinquanta miliardi di dollari l’anno. È su questa scala che il consumo dell’intelligenza artificiale va misurato per coglierne la reale proporzione. Quel mezzo miliardo di metri cubi che l’AI consumerà ogni anno rappresenta meno dello 0,5% dell’acqua che le reti già disperdono oggi. Insomma: per ogni litro che l’intelligenza artificiale fa evaporare nei suoi data center, le reti idriche del mondo ne lasciano svanire oltre duecento.