Il velocista romagnolo dell’Astana ha sempre vinto lontano da casa, dalla Cina al Venezuela. Ha debuttato nella corsa rosa a 32 anni, dopo aver pensato di smettere quando la sua squadra, la russa Gazprom, fu bloccata per la guerra in Ucraina: ha chiuso a 6 ore, 13 minuti e 45 secondi dal vincitore Vingegaard. Una prospettiva insolita, un’esperienza estrema. Ma non irripetibile, diceDue giorni dopo la fine del Giro d’Italia, Matteo Malucelli era in bici. «Ci sono colleghi che pedalavano già il giorno successivo. La nostra è una specie di malattia». Il corridore romagnolo ha debuttato a 32 anni, e sarà forse questa lunga strada che gli ha donato un curioso miscuglio di disincanto e passione per il suo sport, che è anche il suo mestiere. Velocista puro, ha sempre vinto lontano da casa: Cina, Turchia, Marocco, Romania, Slovacchia, Venezuela, Giappone, Bulgaria, Malesia. «Per fPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Alessandra GiardiniGiornalista e autrice. Scrive di sport per scelta (fatta quando era alle elementari). Il suo posto preferito al mondo sono le Olimpiadi.
Il senso del Giro d’Italia visto dal fondo del gruppo. Malucelli: «Che fatica, ma lo rifaccio»
Il velocista romagnolo dell’Astana ha sempre vinto lontano da casa, dalla Cina al Venezuela. Ha debuttato nella corsa rosa a 32 anni, dopo aver pensato di smettere quando la sua squadra, la russa Gazprom, fu bloccata per la guerra in Ucraina: ha chiuso a 6 ore, 13 minuti e 45 secondi dal vincitore Vingegaard. Una prospettiva insolita, un’esperienza estrema. Ma non irripetibile, dice












