Le Ragioni di Israele

Giuseppe Kalowski

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L’altro ieri un medico trentenne dell’Idf è stato l’ennesima vittima di un drone di Hezbollah. Trump ha bloccato l’attacco israeliano, ormai dato per sicuro, a Beirut, con una telefonata poco amichevole tra Netanyahu e il presidente americano. Si parla di uno scambio di parole grosse tra i due, ma ci sono versioni contrastanti in merito: un funzionario dello staff del primo ministro nega che Trump abbia usato toni offensivi nei confronti di Netanyahu. Dopodiché Trump ha annunciato l’ennesimo cessate il fuoco e che Hezbollah, per bocca del presidente del Parlamento libanese sciita, Nabih Berri, avrebbe accettato di non colpire Israele se l’Idf non attaccherà Dahieh, il quartiere sciita di Beirut.

I fatti diranno se ci sarà un cessate il fuoco reale tra l’Idf ed Hezbollah. Questa situazione, nella quale appare al pubblico israeliano, ma non solo, che Bibi sia in qualche modo costretto a eseguire gli ordini di Trump, mette in serio imbarazzo la politica israeliana. Ma c’è anche chi, come Ben-Gvir, può trarne vantaggio e approfittarne. Dopo essere andato al compleanno del capo della polizia ed essere stato accusato da Yair Lapid e dal resto dell’opposizione di utilizzare la polizia israeliana per motivi elettorali e di cercare di ricattare la coalizione di governo, Ben-Gvir continua a essere al centro delle polemiche. Tradizionalmente, in Israele il corpo della polizia è sempre stato autonomo dalla politica e indipendente, nella sua operatività, dal ministro competente. Con l’attuale governo si è inaugurata, con Ben-Gvir, la nuova figura del ministro della Sicurezza interna, che lentamente, ma inesorabilmente, ha cambiato la fisionomia del corpo di polizia israeliano, legandolo direttamente agli ordini del ministro.