Al festiva letterario di Lillehammer, questa settimana, ampio spazio viene dedicato all’editoria per l’infanzia; tuttavia una cospicua parte di questi libri è piuttosto, come dire, diretta nell’affrontare temi abitualmente non riservati ai piccoli lettori, come ad esempio la morte, l’incesto, o anche il grande classico che da secoli fa arrossire i genitori, ossia come si facciano i bambini. Con istruzioni illustrate. L’opinione pubblica occidentale al riguardo è grossomodo spaccata fra chi ritiene che pubblicazioni del genere vadano proibite, in quanto rasentano il pornografico, e chi ritiene che la scabra rappresentazione del coito o del parto – attività invero ripugnanti, se le si osserva con uno sguardo analitico e neutrale – debba lasciare spazio a una stilizzazione più gioiosa: più cuoricini quando si copula, più sorrisoni mentre ci si sgrava.In Norvegia, dove le lunghe ore di buio inducono evidentemente non solo all’introspezione ma anche a del sano realismo, si reputa invece che tali argomenti vadano presentati ai bambini così come sono, sì con tutte le semplificazioni del caso, ma senza vergogna né timore. Dal punto di vista strettamente editoriale, il ragionamento è impeccabile; dei piccoli lettori si reputa infatti che siano non solo piccoli ma soprattutto lettori, e che pertanto non vadano posti di fronte a una realtà edulcorata o immaginaria ad usum delphini, bensì vadano ritenuti dotati di una propria coscienza intellettuale in fieri con la quale fare i conti in libertà. Certo, quella che giunge dalla Norvegia è una tendenza che causerà molti mugugni, inducendo molti genitori a protestare, a frignare, a pestare i piedi per terra perché le cose non vanno esattamente come la pensano loro. Eppure iniziare a trattare i bambini da adulti può essere il primo passo per prevenire che gli adulti abbiano reazioni infantili.