A Bologna, per qualche giorno, il libro sembra aver ritrovato la sua postura migliore: quella di un oggetto vivo, internazionale, perfino fiducioso. I corridoi della Bologna Children’s Book Fair, con i loro 1.400 espositori da 90 Paesi e la Norvegia ospite d’onore, raccontano un’editoria per ragazzi che corre, e più del resto: +8,3% nei primi tre mesi del 2026. L’intero comparto, dopo un 2025 negativo, torna comunque in territorio positivo, attorno al +3 per cento.
Il rischio inflazione
È una buona notizia. Ma è anche una notizia da maneggiare con prudenza. Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Associazione italiana editori (Aie), fotografa il doppio registro del momento: «Il 2026 è cominciato bene per l’editoria, sia per quella dei ragazzi», sia «per tutta l’editoria in generale». Poi aggiunge: «Non nascondo che abbiamo anche qualche preoccupazione perché con il deteriorarsi del potere d’acquisto delle famiglie a causa dell’inflazione che si sta determinando è probabile che nel prosieguo dell’anno ci siano minori sostegni, però noi siamo ottimisti, speriamo che l’anno si concluda in maniera positiva».
È una preoccupazione concreta, che riguarda la tenuta della domanda più che la capacità produttiva. Perché il libro, soprattutto quello non scolastico, resta una scelta discrezionale, esposta alle variazioni del reddito disponibile. «Quest’anno - aggiunge Cipolletta - la Carta dei giovani rimane la stessa del 2025, ma l’anno prossimo sarà una carta diversa e sicuramente positiva perché sarà data a tutti coloro che si diplomano. Sarà più estesa rispetto alle due attuali che finora non hanno reso quello che avrebbero dovuto rendere. Poi speriamo che ci possa essere una contribuzione e una defiscalizzazione per quanto riguarda i libri scolastici. Anche questo è importante perché se le famiglie devono spendere per i libri della scuola, ovviamente poi spendono meno per gli altri».








