L’ironia bonaria è l’unico correttivo possibile alla grondante retorica di questa giornata. Certi che a 80 anni suonati, la nostra vecchia cara democrazia non se la prenderà… come re Sergio.
Parate, discorsi, commemorazioni, sfilate di celebrities grondanti senso civico: per il 2 giugno, ottantesimo anniversario della Repubblica italiana, scorrono fiumi di retorica così gonfi e impetuosi che la Protezione civile ha diramato l’allarme bianco-rosso-verde. L’unico correttivo possibile è una tradizione dello show-business americano da poco importata in Italia: il roasting. Letteralmente significa “mettere sulla graticola”, e consiste nel bersagliare pubblicamente di lazzi e critiche pungenti una star dalla gloria solida e indiscussa, suggellandone l’inossidabile successo ed esorcizzando nel riso ogni possibile invidia. Forse è il momento giusto per fare arrosto anche la nostra Repubblica, certi che non se la prenderà; anzi, considerate le temperature, forse nemmeno se ne accorgerà. Via, accendiamo il barbecue!
Le frecce tricolori per la parata del 2 giugno a Roma (Ansa).
Per un soffio non vinse la monarchia
La Repubblica vinse per un soffio. Dodici milioni e rotti i voti per la Repubblica, 10 milioni e spiccioli per la monarchia: non proprio un abisso, diciamolo. Quasi metà del Paese si sarebbe tenuta volentieri i Savoia, anche se avevano consegnato l’Italia a Mussolini e nel momento del massimo pericolo si erano dati alla fuga. Ottusa fedeltà alla Corona? No, solidarietà verso una famiglia di emarginati di origine straniera, segnati da tare fisiche dovute ai matrimoni fra consanguinei e non ancora padroni della lingua italiana, che ora rischiavano sfratto e remigrazione. L’unica vera colpa dei monarchici era una sensibilità verso i fragili troppo in anticipo sui tempi.











