Due mesi che sembrano un’eternità. Da quel giorno la vita della famiglia Racanati è stata stravolta e la moglie e la figlia di Domenico - il biscegliese disperso dallo scorso 2 aprile dopo il crollo del ponte sul fiume Trigno - non trovano pace, oltre che risposte.
I loro appelli sono all’ordine del giorno ma ad oggi ancora non si sa nulla. Ieri, 2 giugno, al secondo mese dalla sua scomparsa, la figlia Angelica ha condiviso un lungo post di sfogo sui social, facendo il resoconto di questi lunghi sessanta giorni “di attesa e di domande”: “Non c’è giorno in cui io non pensi a lui - dice - non c’è sera in cui non mi chieda cosa sia successo davvero e cosa abbia provato in quei momenti.
Non c’è un attimo della giornata in cui la mia mente non torni lì. E non c’è una mattina in cui mi svegli riposata, perché la notte i pensieri diventano ancora più pesanti. Cercano risposte che ancora non arrivano”. Il dolore è tanto, e la figlia di Domenico prosegue raccontando della nostalgia che prova e delle difficoltà nel dover rispondere a domande “indiscrete”. Ma la parte più difficile, per lei, resta un’altra: “Alle istituzioni voglio rivolgermi ancora una volta, con rispetto ma con estrema fermezza. Dove siete? Cosa state facendo per noi?”. Da due mesi, infatti, la famiglia chiede risposte e “trasparenza”: “Non vogliamo rassicurazioni generiche - prosegue - frasi di circostanza, non vogliamo sentirci dire ancora di avere pazienza”. La famiglia vuole essere informata su cosa succederà d’ora in avanti, “perché chi vive questa tragedia ogni giorno ha il diritto di sapere”.









