Un Boeing partito da Newark e diretto in Spagna è tornato indietro dopo oltre quattro ore di volo per un allarme di sicurezza. Secondo le ricostruzioni, a far scattare la procedura sarebbe stato il nome di un altoparlante Bluetooth che un sedicenne aveva rinominato in modo un po' troppo creativo
Quando si sale su un aereo è bene controllare con cura le regole del bagaglio, che sia a mano o in stiva, con un'attenzione particolare ai powerbank, ma è meglio anche evitare di fare i simpatici col nome dei dispositivi Bluetooth. Un volo United Airlines, partito da Newark e diretto in Spagna, ha infatti dovuto invertire la rotta dopo oltre quattro ore di viaggio. Colpa di una «bomba» a bordo. Le virgolette stavolta sono d'obbligo, visto che l'ordigno non era reale ma legato a un oggetto Bluetooth.
Cos'è successoIl volo United Airlines 236, partito sabato da Newark e diretto a Palma di Maiorca, in Spagna, ha fatto dietrofront in pieno Atlantico dopo oltre quattro ore di viaggio, con l'esperienza della traversata intercontinentale che si è trasformata per i passeggeri in un rientro d’emergenza con controlli di sicurezza, evacuazione e un arrivo a destinazione con oltre nove ore di ritardo.
La compagnia ha scelto una formula molto prudente nel comunicare l'accaduto. A Npr ha spiegato via email che il volo è rientrato «per affrontare un potenziale problema di sicurezza» e non ha aggiunto molto altro. Ma la ricostruzione emersa nelle ore successive, tra post dei passeggeri sui social, messaggi su Reddit e un audio delle comunicazioni del traffico aereo archiviato da LiveAtc, disegna un quadro più preciso, e anche piuttosto surreale: all’origine dell’allarme ci sarebbe stato il nome di un dispositivo Bluetooth rilevato a bordo, indicato come «bomba» («BOMB» in inglese, tutto maiuscolo).Il volo era lo Ua236, partito da Newark sabato sera e diretto a Palma di Maiorca. I dati di tracciamento mostrano che l’aereo, invece di completare la rotta prevista verso la Spagna, ha invertito la direzione di marcia ed è tornato negli Stati Uniti dopo 4 ore e 24 minuti di volo. Per i passeggeri, almeno all’inizio, le informazioni sono state frammentarie. Alcuni hanno raccontato che gli assistenti di volo hanno ordinato di spegnere immediatamente i dispositivi Bluetooth, ripetendo più volte l’annuncio e avvisando che, in caso contrario, l’aereo sarebbe tornato a Newark. Uno dei post rilanciati online riferisce anche una frase pronunciata durante gli annunci di bordo: «Questo "piccolo scherzo" sta rovinando il viaggio a tutti».Il passaggio che dà più sostanza alla vicenda arriva però dall’audio Atc (Air traffic control). In una conversazione registrata dopo il rientro del velivolo, una voce chiede che cosa sia successo a quel volo appena atterrato e fermo ancora sulla pista. La risposta: c’è un intervento di sicurezza in corso, perché qualcuno aveva un altoparlante Bluetooth con «un certo nome di quattro lettere». Da qui la necessità di ispezionare l’intero aereo, compresa la stiva, e di far scendere tutti i passeggeri.










