Roma, 3 giugno 2026 - L’ufficio del 2050 non sarà più un luogo, ma un sistema. Non coinciderà necessariamente con una scrivania, un badge, un piano aziendale o un tragitto quotidiano da casa al centro città. Sarà una rete di spazi fisici e digitali, governata dall’intelligenza artificiale, attraversata dalla realtà immersiva e misurata sempre meno sulla presenza e sempre più sul risultato. È questa la traiettoria indicata dallo studio “Work Reimagined: The Office of 2050” di IWG, che fotografa una trasformazione destinata a incidere non solo sulle imprese, ma anche sulle città, sui trasporti, sul mercato immobiliare, sull’organizzazione familiare e sulle politiche pubbliche.
La fine del vecchio 9-18
Il dato più simbolico è anche il più dirompente: quasi sette responsabili HR su dieci e il 68% dei lavoratori ritengono che entro il 2050 spariranno sia la giornata standard dalle 9 alle 18 sia i lunghi spostamenti quotidiani. Non significa la fine dell’ufficio, ma la fine dell’ufficio unico e obbligatorio. Secondo la ricerca, il lavoro si svolgerà sempre più in una pluralità di luoghi: sedi distribuite, hub locali, spazi di coworking, casa, uffici temporanei, ambienti virtuali. Il modello ibrido, da soluzione emergenziale durante la pandemia, si candida così a diventare infrastruttura permanente dell’economia dei servizi. Lo prevede il 78% dei leader HR e il 64% dei lavoratori. Ed è una prospettiva coerente con quanto già sta avvenendo. In Italia, secondo l’Istat, nel 2023 il 13,8% degli occupati ha svolto almeno un giorno di lavoro da remoto: erano il 4,8% nel 2019. Milano arriva al 38,3% e Roma al 29,4%, confermando che il fenomeno si concentra soprattutto dove pesano finanza, comunicazione, pubblica amministrazione, servizi avanzati e professioni qualificate. Nel 2050 l'ufficio cambierà, sarà una rete di spazi fisici e digitali, governata dall’intelligenza artificiale










