Genova - Blitz dei carabinieri e della Procura Antimafia questa mattina per sgominare a Genova un cartello della droga legato alla criminalità albanese. In manette sono finite undici persone, mentre per una è scattato l’obbligo di dimora. Le indagini che hanno portato alla cattura della gang di pusher (otto di nazionalità albanese, una di origini cubane e tre di nazionalità italiana) sono state svolte dai militari del nucleo operativo della Compagnia di Genova Centro. Secondo quanto ricostruito, la banda controllava lo spaccio di cocaina in città e, in meno di un anno, è stata documentata la cessione di 10 mila dosi di droga. Per sviare le indagini, l’organizzazione utilizzava autovetture prese a noleggio, cellulari impiegati esclusivamente per ricevere le richieste di acquisto di sostanze stupefacenti e intere abitazioni (in via Benedetto da Porto, via Monte Nero e via Campomorone) usate per stoccare, occultare e confezionare la droga. L’indagine, avviata nell’aprile 2025, è stata denominata “Speranza” in quanto gli indagati si riferivano in maniera criptica ai panetti di cocaina chiamandoli “spirancë” in lingua albanese. I detective dell’Arma hanno ricostruito la struttura del cartello che, dopo aver importato da altre zone del Nord Italia cocaina, hashish e marijuana, spacciava la droga al dettaglio nel capoluogo genovese. I due boss legati al clan di Tirana si occupavano dell’approvvigionamento della sostanza stupefacente — principalmente cocaina — e della ripartizione dei compiti. Nella banda c’erano anche alcuni soggetti che preparavano le dosi all’interno degli appartamenti cittadini, mentre altri complici si occupavano della vendita al dettaglio nel territorio genovese. L’attività ha documentato circa diecimila cessioni di stupefacente a clienti abituali e occasionali, che avvenivano durante l’intera giornata, nonché l’attenta pianificazione delle modalità di detenzione e occultamento della sostanza all’interno delle abitazioni: nel frigorifero, tra i cuscini di un divano o sotto il tavolo della cucina. Dalle intercettazioni eseguite è emerso come un panetto di cocaina — pari a 1 kg — venisse acquistato all’ingrosso a 22.000 euro e indicativamente spacciato al dettaglio in circa 20 giorni, con un ricavato pari a circa 80.000 euro, considerando che ogni dose da mezzo grammo di cocaina veniva venduta a 40 euro. L’indagine ha inoltre consentito di documentare come i due soggetti di origine albanese, ritenuti promotori ed organizzatori dell’associazione, ricavassero mensilmente circa 30.000 euro e fornissero agli incaricati dello spaccio, tra cui anche italiani, uno “stipendio” che si aggirava tra i 3.000 e i 6.000 euro.