Budapest archivia l’era Orbán e torna ad allinearsi all’Unione Europea. Lo sblocco dei fondi per l’Ucraina, la fine delle tensioni con Bruxelles e l’apertura di un nuovo dialogo con Kyiv segnano una svolta destinata a ridisegnare gli equilibri dell’Europa orientale

A meno di due mesi dalla vittoria elettorale che lo ha portato a sostituire Viktor Orbàn, il nuovo leader ungherese Peter Magyar sembra davvero intenzionato a portare avanti un’inversione a 180 gradi della politica estera del suo Paese, in particolare sul tema del rapporto con l’Ucraina. O almeno, così suggeriscono le notizie di questi giorni.

Lunedì scorso, Budapest ha infatti rimosso il veto posto due anni fa dall’esecutivo guidato da Orbàn sull’European Peace Facility, un meccanismo di finanziamento off-budget dell’Ue che rimborserebbe ai Paesi membri circa il 40% del valore delle armi inviate all’Ucraina attingendo alle proprie scorte. Ma il veto ungherese aveva bloccato il corretto funzionamento del suddetto meccanismo, portando ad un accumulo di rimborsi da valore di oltre 40 miliardi di euro, e spingendo Bruxelles a trovare vie alternative per garantire che l’Ucraina continuasse a ricevere forniture cruciali di armi e munizioni in un momento di massimo pericolo da parte delle forze russe. Con il suo passo indietro, Budapest ha permesso uno sblocco immediato di circa 6,6 miliardi di euro di rimborsi, a cui faranno presto seguito altre risorse.