Ci sono luoghi dove l’arte si limita a occupare uno spazio. E altri dove cambia il modo di attraversare un territorio. La Biennale Gherdëina 10 torna tra le montagne della Val Gardena, dal 31 maggio al 13 settembre, con un’idea chiara: il Paradiso non è una meta, ma una ricerca. Festival internazionale di arte contemporanea nato nel 2008 da un’intuizione di Doris Ghetta, oggi direttrice della manifestazione, Biennale Gherdëina è organizzata da Zënza Sëida, associazione culturale senza scopo di lucro presieduta da Eduard Demetz e impegnata nella diffusione della cultura contemporanea come strumento di confronto e partecipazione. La direzione curatoriale di questa edizione è affidata a Samuel Leuenberger.Zënza Sëida lavora sull’idea che l’arte contemporanea possa generare confronto e movimento sociale, costruendo un dialogo continuo tra identità locale e linguaggi internazionali nel cuore dell’Alto Adige. La Biennale Gherdëina 10, intitolata “(Future) Paradise Gardens”, porta opere, installazioni e interventi site specific dentro Ortisei e nelle altre località della valle. Qui il contemporaneo entra nel paesaggio senza imporsi. L’immagine del giardino paradiso arriva dalla tradizione persiana: uno spazio chiuso, attraversato dall’acqua, separato dal caos. La Biennale parte da questa visione per interrogare il presente, il bisogno di rifugio, il rapporto con la natura e la fragilità dei territori che abitiamo. Nel tempo la manifestazione ha costruito una posizione precisa nel panorama internazionale senza perdere il legame con il territorio ladino e con il ritmo della montagna. Non invade il paesaggio, lo attraversa. Le opere entrano in dialogo con boschi, piazze, sentieri e architetture locali. Il visitatore si muove tra installazioni e natura senza un confine netto tra spazio espositivo e paesaggio. Ed è qui che la Biennale Gherdëina 10 trova la sua forza: l’arte non resta ferma, accompagna il cammino. A raccontare il progetto curatoriale di “(Future) Paradise Gardens” è Samuel Leuenberger: «Ho chiamato la Biennale in questo modo perché stiamo cercando qualcosa che forse non esiste più nella forma che ricordiamo, ma che continuiamo a desiderare. Il Giardino del Paradiso nella tradizione persiana era uno spazio protetto, diviso da canali d’acqua, immagine di ordine cosmico e delle quattro direzioni del mondo. Rumi scriveva: “Somewhere beyond right and wrong, there is a garden, I’ll meet you there”. È da qui che parte la Biennale: creare uno spazio dove possano convivere visioni diverse, anche nel confronto su turismo, sfruttamento della montagna e trasformazione del territorio».La mostra si sviluppa attraverso capitoli che affrontano diverse idee di giardino. “Commoning” riflette su coltivazione, cibo e condivisione. “Divine Love and Growth” guarda al giardino come spazio di crescita spirituale. “Violent Garden” mette in discussione il controllo dell’uomo sulla natura. “Decolonizzazione della natura” affronta il rapporto tra ambiente e presenza umana. “Queer Ecology” legge la natura come spazio di trasformazione e libertà. “Diversità ecologica” porta al centro differenze ed equilibrio degli ecosistemi. “Botanical” ragiona sulla classificazione delle piante e sul modo in cui l’uomo organizza la natura. “Gardens as Spaces for Reflection and Poetry” trasforma invece il giardino in uno spazio dedicato alla riflessione e alla creazione. Con 28 artisti e 24 progetti, la manifestazione mantiene una dimensione raccolta che lascia spazio all’osservazione e al tempo lento. In una fase segnata da guerre, crisi economiche e tensioni sociali, una biennale di montagna può ancora aprire visioni meno prevedibili del presente.Visitare una Biennale, da Documenta di Kassel alla Biennale di Venezia fino alla Biennale Gherdëina, significa osservare come gli artisti traducano conflitti politici, trasformazioni sociali e domande collettive attraverso linguaggi contemporanei. Tra i progetti presenti ci sarà “Dormancy” dell’artista italiano Jacopo Belloni, annunciato tra i vincitori della 14 esima edizione dell’Italian Council 2026, il programma della Direzione generale creatività contemporanea del ministero della Cultura dedicato alla promozione dell’arte contemporanea italiana nel mondo.Si rafforza il dialogo internazionale della Biennale Gherdëina con una nuova collaborazione con Kaunas Biennial. Il progetto unisce le due istituzioni attraverso uno scambio dedicato agli artisti italiani e lituani, con l’obiettivo di creare connessioni tra ricerca contemporanea e territori europei. Per la 15esima edizione della Kaunas Biennial, il curatore Lorenzo Giusti ha scelto Atelier dell’Errore, Ruth Beraha e Arnold Holzknecht, già presenti alla precedente edizione. Parallelamente Samuel Leuenberger ha selezionato per Biennale Gherdëina 10 gli artisti lituani Andrius Arutiunian, Eglé Kulbokaité e Augustas Serapinas. Lo scambio è sostenuto dal ministero della Cultura italiano e dall’Istituto di Cultura Lituano. Biennale Gherdëina rinnova invece la collaborazione con Museion Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, punto di riferimento per l’arte contemporanea in Alto Adige. Museion ospita la prima mostra personale in Italia dell’artista cinese Evelyn Taocheng Wang (1981, Chengdu; vive e lavora a Rotterdam), a cura di Leonie Radine. In occasione del suo invito, l’artista presenterà una selezione di opere pensate per creare un dialogo tra Bolzano e la Val Gardena.
Cercando il Paradiso sulle Dolomiti
Il giardino come Eden solcato dall’acqua. E separato dal caos. Si ispira alla tradizione persiana la Biennale Gherdëina. Le opere di 28 artisti internazionali.










