di
Roberto Pezzali
Con la Delibera 189/2026/R/com l'Autorità di Regolazione vieta ai venditori di energia di recedere o ritoccare al rialzo i prezzi bloccati. Una mossa che arriva in scia al Decreto Bollette 2026 e che potrebbe ridisegnare il mercato libero con contratti più lunghi.
Di fronte alle incertezze dovute alla situazione geopolitica poco chiara, soprattutto con quello che sta succedendo in Medio Oriente e con la chiusura dello stretto di Hormuz, le famiglie si rifugiano nei contratti a prezzo fisso, bloccato, per il timore che il gas o la corrente possano subire impennate di prezzo fuori controllo, come già successo anni fa con la guerra in Ucraina. Chi sceglie un contratto a prezzo fisso lo fa proprio per una questione di certezza: sapere in anticipo quanto andrà a spendere a fronte di consumi che solitamente, per una famiglia, restano costanti nel tempo salvo cambiamenti (macchina elettrica, pompa di calore).
Il contratto a prezzo fisso solitamente è senza sorprese, anche se ogni contratto ha sempre avuto, storicamente, due piccole scappatoie per chi vende gas e luce: la facoltà di recesso unilaterale, per cui il venditore può comunicare al cliente, con sei mesi di anticipo, la propria intenzione di chiudere il contratto prospettando contestualmente una nuova offerta, ovviamente a condizioni peggiori, e la rimodulazione per "giustificato motivo". In questo caso, in presenza di circostanze straordinarie come un'impennata dei prezzi all'ingrosso, il fornitore poteva ritoccare al rialzo la tariffa anche nel mezzo del periodo di prezzo fisso concordato.









