Un altro martedì di primarie negli Stati Uniti, con le elezioni di metà mandato sempre più vicine. In quello che si prospetta un conteggio lunghissimo, sono arrivati i primi risultati parziali dalle sfide in California. Nello stato, più dell’ottanta per cento dei voti arriva via posta e quelli ricevuti molto vicino al giorno dell’elezione, se non addirittura spediti oggi e ricevuti nei prossimi giorni, possono metterci anche un mese a essere contati. Secondo un’analisi di Political Data Inc. i repubblicani hanno votato più velocemente dei democratici, e questo si è riflettuto nei risultati preliminari.Nella sfida più importante della serata, quella per decidere chi sarà il successore di Gavin Newsom come governatore della California, a circa metà dello spoglio il repubblicano Steve Hilton, commentatore di Fox News ed ex stratega politico di David Cameron in Regno Unito, e il democratico Xavier Becerra sono appaiati. Il sistema di voto nelle primarie californiane è quello della jungle primary: tutti i candidati sono presenti sulla scheda e avanzano alla fase successiva i due più votati, qualunque sia il loro partito di provenienza. Becerra si è ritrovato quasi per caso a essere il democratico più forte, dopo che non si sono candidate figure come l’ex vicepresidente Kamala Harris e il senatore Alex Padilla e a seguito dell’implosione della corsa dell’ex deputato Eric Swalwell per uno scandalo sessuale. Per lui è un’affermazione importante, in quanto ex membro dell’Amministrazione Biden: il suo quasi certo approdo sulla scheda a novembre, insieme alla vittoria di un’altra ex ministra di Biden, Deb Haaland, nella primaria democratica per il governatore del New Mexico, dimostra come l’aver fatto parte di un governo ancora oggi molto impopolare non preclude la possibilità di vincere altre contese. Segue al terzo posto, staccato di soli cinque punti dai due in testa e quindi ancora pienamente in corsa, il miliardario Tom Steyer, che ha l’appoggio di Our Revolution, gruppo progressista vicino a Bernie Sanders, perché ha affermato di voler tassare i miliardari e le grandi corporations.Un ballottaggio tra democratici e repubblicani sembra palesarsi anche nella sfida per decidere il sindaco di Los Angeles. Karen Bass, in corsa per un secondo mandato, molto criticata per la gestione degli incendi nella città, è in vantaggio (con circa metà dei voti scrutinati) con il 36,5 per cento delle preferenze. La segue il candidato indipendente ma molto vicino ai repubblicani Spencer Pratt, star dei reality. Pratt, la cui casa è andata a fuoco durante gli incendi nella città, ha condotto una campagna molto combattiva, il cui slogan è “ci hanno lasciato bruciare”. Ha ottenuto il supporto del podcaster Joe Rogan ed è diventato da subito il simbolo dell’insoddisfazione nei confronti della sindaca. Dovesse riuscire ad arrivare al ballottaggio, per lui sarebbe una sfida molto complessa: un sindaco di tendenza repubblicana non vince a Los Angeles dal 1997. Segue al terzo posto, per ora fuori dal ballottaggio, la candidata progressista Nithya Raman, parte dei Socialisti Democratici. Un’altra contesa sotto i riflettori è la primaria per decidere chi succederà all’ex speaker Nancy Pelosi come deputato di San Francisco. In una sfida dominata dai democratici (il repubblicano andato meglio è accreditato del 6 per cento) il candidato più centrista, il senatore statale Scott Wiener, è già sicuro di passare da primo. Al secondo posto Connie Chan, che ha ricevuto in extremis l’endorsement proprio di Pelosi, mentre segue distanziato Saikat Chakrabarti, un ex capo di gabinetto di Alexandria Ocasio Cortez che però non ha ottenuto il suo appoggio. Negli altri stati, la corsa più seguita della serata era la primaria democratica per il Senato in Iowa, seggio per cui la repubblicana Joni Ernst non si ricandida. I democratici lì non vincono dal 2012, anno della riconferma di Obama, e non eleggono un senatore dal 2008. Nonostante questo, la caduta verticale nell’approvazione popolare di Trump e l’aumento del prezzo dei fertilizzanti dovuto al perdurare della guerra in Iran, fondamentali in uno stato a prevalenza agricolturale, hanno reso la sfida contendibile. Il candidato che ha prevalso è Josh Turek, medaglia d’oro alle Paralimpiadi e deputato statale in una contea profondamente repubblicana, che ha sconfitto il senatore statale Zach Wahls ottenendo più del 60 per cento dei voti. La sfida, senza esclusione di colpi, ha avuto come convitato di pietra il leader democratico al Senato Chuck Schumer: Wahls lo ha aspramente criticato, definendolo “parte dello status quo che ha fallito in Iowa” e ha affermato che, in caso di vittoria, non lo avrebbe sostenuto per un nuovo mandato da leader. Il senatore non ha dato un endorsement a Turek, che però ha ricevuto ben 10 milioni di dollari da VoteVets, un gruppo d’interesse di veterani legato a Schumer. A sfidare Turek sarà la repubblicana Ashley Hinson, che ha già ricevuto ben 29 milioni di dollari dal Senate Leadership Fund, il gruppo di finanziamento elettorale dei senatori repubblicani, a testimoniare come per tutti la sfida sia in bilico. I primi sondaggi vedono Turek e Hinson in sostanziale pareggio. In una sfida minore, la primaria repubblicana per il governatore dell’Iowa, Trump ha perso per la prima volta in settimane il tocco magico: il candidato a cui aveva garantito l’appoggio, il deputato Randy Feenstra, ha infatti perso per poco più di un migliaio di voti contro il suo avversario, l’imprenditore Zach Lahn.