La chiamano war fatigue: è la stanchezza emotiva che colpisce chi, ogni giorno, è esposto a immagini e notizie di guerre, crisi umanitarie e sofferenze diffuse, fino a sviluppare una sorta di meccanismo di autodifesa che rende sempre più difficile reagire. Eppure gli italiani non sono indifferenti. Secondo l'indagine realizzata da AstraRicerche per UNHCR su un campione di mille persone, il 73% entra quotidianamente in contatto con notizie su conflitti ed emergenze, ma quasi un intervistato su due (47,5%) manifesta forme di distacco emotivo e il 59% ammette di "scorrere via" i contenuti più drammatici per proteggersi dal sovraccarico emotivo. Nonostante ciò, sette italiani su dieci dichiarano di aver compiuto almeno un'azione concreta, anche se molti non sanno come trasformare empatia e partecipazione in un sostegno efficace.

L'intervista a Cosimo Finzi

Di questi temi parliamo con il direttore dell'Istituto di ricerca AstraRicerche, che ha condotto l'indagine per conto di UNHCR.

Direttore, prima di entrare nei risultati, come è stata realizzata questa ricerca?

"Si tratta di una ricerca online realizzata su un campione rappresentativo della popolazione italiana per genere, età e area geografica. Oggi le indagini quantitative si svolgono prevalentemente sul web e consentono non solo di raccogliere opinioni, ma anche di testare immagini, campagne e contenuti visivi. Nel caso di UNHCR l'obiettivo era comprendere il rapporto degli italiani con le crisi umanitarie e le reazioni che queste suscitano."