La nuova impennata dei prezzi dell'energia legata alle tensioni in Medio Oriente rischia di rallentare la crescita dell'economia italiana. È l'allarme lanciato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico nelle sue Prospettive economiche presentate oggi a Parigi, dove si evidenzia come il rincaro delle materie prime energetiche stia già influenzando consumi, investimenti ed esportazioni.

Secondo l'Ocse, il prodotto interno lordo dell'Italia dovrebbe crescere dello 0,5% nel 2026, un ritmo inferiore alle attese iniziali proprio a causa del nuovo shock energetico che grava sull'economia nazionale. L'organizzazione sottolinea che l'aumento dei costi dell'energia ridurrà il potere d'acquisto delle famiglie, frenando la spesa privata, e avrà effetti negativi anche sulla capacità di investimento delle imprese e sulla competitività delle esportazioni.

A preoccupare è soprattutto l'impatto sull'inflazione. L'Ocse osserva infatti che il rincaro dell'energia determinerà una nuova pressione sui prezzi al consumo, con il rischio di annullare i progressi registrati negli ultimi mesi sul fronte dei salari reali. In sostanza, l'aumento delle retribuzioni potrebbe essere nuovamente eroso dall'incremento del costo della vita, limitando i benefici per lavoratori e famiglie.