Berlino. Hanno lasciato che i giornali scrivessero liberamente e poi hanno respinto tutto come “Spekulationen”. Non ci sarebbe dunque nulla di vero nell’intenzione della Cdu di scaricare il suo leader Friedrich Merz disarcionandolo dalla cancelleria federale per rimpiazzarlo con Hendrik Wüst, il presidente del Nord Reno-Vestfalia (Nrw). L’ipotesi ha preso corpo a fine maggio ovvero qualche settimana dopo la pubblicazione di alcuni sondaggi secondo cui l’avvocato Merz, 71 anni a novembre, sarebbe oggi il capo del governo federale più impopolare nella storia della Germania postbellica. Più sgradito, insomma, anche del suo predecessore Olaf Scholz che combinava una non comune freddezza tedesco-settentrionale – è originario di Amburgo – con una piattaforma confusa, frutto di una coalizione a tre colori, un ircocervo senza precedenti nell’altrimenti ordinatissima geometria politica della Repubblica federale. E’ vero che il programma politico di Merz è troppo centrista per tanta Cdu perché risente del compromesso con gli alleati socialdemocratici ma è anche pur vero che è la quarta volta dal 2005 che la Cdu-Csu si allea con la Spd. I tedeschi, insomma, dovrebbero averci fatto il callo. Perché allora tanta difficoltà a digerire Merz che peraltro studia da cancelliere da un quarto di secolo? La crisi, dicono alcuni. L’impennata del prezzo del petrolio seguita alla guerra Usa-Iran ha distrutto la non larghissima fiducia di cui il cancelliere godeva presso i tedeschi. No, è la guerra in Ucraina dicono altri, elencando i costi (esterni) del finanziamento del conflitto, i costi (interni) per riarmare la Bundeswehr, il ripristino (ancorché solo teorico) della leva obbligatoria – problemi in effetti che hanno travolto anche Scholz.Ma perché la rodata alleanza nera-rossa non funziona più? La politica è fatta sì di congiuntura ma soprattutto di leadership e Merz non è solo lo storico avversario di Angela Merkel in seno alla Cdu: della cancelleria venuta dall’est – lei sì popolarissima – è l’esatto contrario. Lei protestante, lui cattolico, lei parca se non spartana, lui vestito con abiti di ottimo taglio, lei faceva la spesa al supermercato, lui ha un bimotore per uso personale. Lei, forse questa è la chiave, cresciuta in un regime poliziesco e paranoico, misurava le parole, lui al contrario parla a ruota, illustra, cerca di convincere – d’altronde è un avvocato d’affari – riuscendo a infilare non poche gaffe e più in generale dando l’impressione di saccenza. Ecco dunque spiegata la carta Wüst che con Merz oltre all’appartenenza partitica ha in comune solo l’origine geografica. Renani entrambi, il cancelliere rappresenta l’ala liberista e più atlantica della Cdu mentre il governatore di vent’anni più giovane ha un profilo più tipicamente centrista, proprio come quello della cancelliera venuta dall’est. E se Merz, figlio di un giudice e della rampolla di una ricca famiglia ugonotta, si è formato professionalmente tra Strasburgo, Bruxelles e gli Stati Uniti, Wüst, figlio di un rappresentante di commercio e di una macellaia, ha fatto una carriera tutta made in Germany. Non è dunque l’orientamento politico a separarli ma la professione: Merz è e resta un avvocato che si butta nella mischia, che va a cena con il presidente americano Donald Trump e poi lo critica in pubblico, laddove Wüst è un accorto politico di professione.Ma il Kanzlertaush, lo scambio di cancellieri, non ci sarà, ha affermato lo stesso Wüst. “Tu, caro Friedrich, hai il mio pieno sostegno personale e il pieno sostegno dell’intera Cdu del Nord Reno-Vestfalia”. Ed è presto spiegato perché: la prossima sfida per il partito arriva a settembre da est con le elezioni in Sassonia-Anhalt dove i sovranisti dell’AfD dovrebbero fare l’ennesimo botto a spese, questa volta, anche della Cdu. Meglio non immischiarsi prima di allora. Senza dimenticare che pur non amandolo, i tedeschi non credono a un’alternativa a Merz: secondo un’indagine Forsa per Stern il 53 per cento degli intervistati non vuole un Kanzlertausch. A Merz chiedono l’impossibile: che li tiri fuor dalla crisi senza parlare.