Fitofarmaci agricoli nelle esche avvelenate. Così sono morti almeno 23 lupi nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise tra la metà e la fine di aprile. Oltre ai grandi carnivori, anche poiane e volpi. È a una svolta l’inchiesta sui lupi uccisi tra i territori di Alfedena, Villetta Barrea, Pescasseroli e ai confini dell’area protetta in Marsica, in provincia dell’Aquila. Grazie al lavoro dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo e al Centro di Medicina Forense Veterinaria di Grosseto, la Procura della Repubblica di Sulmona – il cui procuratore capo Luciano D’Angelo ha assunto il coordinamento delle indagini – è a conoscenza del fatto che tutti i bocconi avvelenati contenevano i preparati destinati all’uso agricolo.

L’elemento è rilevante, soprattutto in considerazione del fatto che certi tipi di sostanze possono essere acquistate solo da aziende iscritte in particolari registri regionali; e che chi le compra deve essere registrato. Per questa ragione diventa importante l’incontro di domani in Procura con Dino Rossi, presidente del Cospa (Comitato agricoltori e allevatori d’Abruzzo). Rossi, infatti, potrà fornire agli inquirenti elementi utili sulle sostanze utilizzate e sui dati relativi ai fitofarmaci maggiormente impiegati in agricoltura. In questo contesto, infatti, si punta a capire quali colture vengono trattate coi prodotti incriminati e chi li usi. In più, altre analisi si stanno focalizzando sul Dna di un’esca allo scopo di risalire al proprietario.