Dall’Albero della Cuccagna al Festivalove: Scandiano e l’amore nel mese di maggio nelle cronache di Giuseppe Baretti. A Scandiano è terminato il Festivalove, la manifestazione che trasforma la città del Boiardo in un palcoscenico diffuso interamente dedicato alle declinazioni dell’amore, dell’arte e relazioni umane. Un evento moderno, eppure profondamente connesso alle corde più intime del territorio. Proprio in questi giorni infatti le ricerche dello scrittore scandianese Marco Montipò hanno portato alla luce una testimonianza storica che dimostra come il connubio tra Scandiano, il mese di maggio e il tema dell’amore affondi le proprie radici in un passato lontano più di due secoli. "Ho scoperto – racconta Montipò – un testo di eccezionale valore culturale edito nell’opera ‘Gl’Italiani’ di Giuseppe Baretti (1719–1789), uno dei critici e letterati di maggior spessore e acume del nostro ’700. Nel capitolo XXIX descrive con vivacità e precisione un ‘giuoco assai singolare’ a cui ebbe modo di assistere personalmente nel Ducato di Modena e per l’esattezza proprio a Scandiano. La coincidenza è stupefacente: la cronaca settecentesca si apre collocando l’evento nello stesso periodo dell’anno in cui oggi si è celebrato il festival. Baretti scrive: ‘Nel mese di maggio gli abitanti di questa contrada usano levare la scorza ad un alto pioppo, tagliarne tutti i rami, e renderne il tronco perfettamente liscio’. Si tratta di una variante locale del celebre Albero della Cuccagna o del Maggio, un rito antico di fertilità e celebrazione della primavera". Ciò che rende questo parallelo con il Festivalove incredibilmente solido e affascinante non è soltanto la coincidenza temporale (il mese di maggio) o quella geografica (la terra di Scandiano), ma l’intrinseco valore sentimentale e antropologico del gioco. "La scalata dell’albero liscio – sottolinea il ricercatore – non era una mera prova di forza muscolare: era un vero e proprio rituale d’amore e di corteggiamento. Come annota Baretti, il giovane contadino che riusciva a superare la fatica per raggiungere la vetta conquistava lo status di ‘favorito delle fanciulle del paese’". Il premio più ambito non erano i polli o anatre in palio, ma il diritto di scegliere la propria sposa. "La ragazza prescelta – spiega Montipò – lungi dal sottrarsi, diventava l’invidia di tutte le compagne venendo considerata ‘la più fortunata tra esse’. L’ardimento fisico e la sfida venivano così interamente finalizzati al trionfo dell’amore e nascita di un nuovo nucleo familiare all’interno della comunità scandianese. L’eccezionale testimonianza avvalora il legame indissolubile tra la nostra terra e il sentimento. Si aggiunge così un ulteriore, prezioso tassello a una tradizione che, partendo da Matteo Maria Boiardo, attraversa i secoli per arrivare ai giorni nostri e consacra Scandiano come capitale dell’amore".
Anche nel ’700 si svolgeva un ’Festivalove’
Il ricercatore Montipò ha trovato nelle cronache di Giuseppe Baretti "una variante locale dell’Albero della Cuccagna, un rito di fertilità"
Ricercatore scopre rituale d'amore '700 a Scandiano: giovane raggiungeva vetta Albero Cuccagna diventava 'favorito' e sceglieva sposa. Rivela radici della tradizione territoriale (Boiardo-Festivalove), mostrando come l'identità culturale autentica rappresenta valore durevole nel tempo per la comunità.















