Non c’è nulla di trascurabile nella vicenda di accuse e scuse che vede protagonisti Nastassja Kinski e Wim Wenders, due icone europee, molto europee, del cinema globale. Non stupisce dunque l’eco della vicenda, il proliferare dei commenti, la nascita delle tifoserie. Questione di Zeitgeist, lo spirito del tempo evocato dal regista per riferirsi al clima in cui nacque il capolavoro incriminato e ai suoi prodigiosi ventinove anni, tanti ne ha quando gira Falso movimento. Era il 1975, la Germania alle prese con la macchia della storia, il senso di colpa, il miracolo economico che copre la vergogna con il benessere ostentato; era il Neuer Deutscher Film – il Nuovo Cinema Tedesco – uno dei movimenti più importanti della storia del cinema mondiale, paragonabile alla Nouvelle Vague francese. Nasce dal Manifesto di Oberhausen del 1962, con cui un gruppo di giovani autori di smisurato talento e personalità dichiara guerra al grigio e polveroso cinema commerciale. Erano giganti, irregolari, ambiziosissimi nella sfida artistica e culturale; qualche nome e qualche titolo per chi non sa, non ricorda, non c’era: Fassbinder, Von Trotta, Herzog, Schlöndorff; Le lacrime amare di Petra von Kant, Anni di piombo, Fitzcarraldo, Il tamburo di latta; gli attori, le attrici: Hanna Schygulla, Klaus Kinski – il padre – Rüdiger Vogler, Bruno Ganz. E poi loro, naturalmente, Wenders e Kinski, insieme ancora in Paris Texas (1984), che al regista vale la Palma d’oro a Cannes e la consacrazione internazionale.