«Se non riusciamo a raggiungere la crescita e la redditività al giusto prezzo, allora non è un"opzione.
Ed è per questo, ovviamente, che l"accordo non è andato in porto, perché non era al giusto prezzo».
A poche settimane dalla conclusione in un nulla di fatto delle trattative per una possibile fusione con Puig, il ceo di The Estée Lauder companies Stephane de La Faverie ha chiaramente reso note le ragioni dietro al no deal.
Se le prime indiscrezioni di stampa riferite da Reuters avevano chiamato in causa fughe di notizie, disaccordi tra le potenti famiglie di controllo Lauder e Puig e una serie di richieste, tra cui quelle della make-up artist Charlotte Tilbury, tra le ragioni che avevano portato al fallimento dei negoziati, il manager si è espresso direttamente ieri durante la consumer conference di Deutsche bank svoltasi a Parigi.
Non prenderà dunque vita un colosso della bellezza e delle fragranze premium da 40 miliardi di euro di fatturato aggregato ma, ha precisato l"amministratore delegato, il gigante beauty di New York rimane aperto alle acquisizioni. «La società continuerà a cercare opportunità, se avranno un senso dal punto di vista finanziario», ha affermato de La Faverie, sottolineando la questione del prezzo legata alla potenziale operazione di M&A ormai fallita con il gruppo catalano.









