L"Ordine degli attuari sta lavorando ad alcune proposte per risolvere le problematiche sulle rendite vitalizie legate alla previdenza complementare.
A renderlo noto è stato il presidente del Consiglio Nazionale degli Attuari, Nino Savelli, chiamato in audizione alla Camera dalla commissione parlamentare di inchiesta sugli Effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto.
I dati rivelano che, al momento, più del 90% degli iscritti ai fondi pensione preferisce prendere il capitale al momento delle pensione, nonostante una tassazione penalizzante, con il venir meno della funzione di integrazione alle pensione di questi strumenti.
L"ultima legge di Bilancio ha previsto, accanto alla rendita vitalizia, nuove modalità di erogazione più flessibili, tra cui la cosiddetta «rendita a durata definita», che consente di distribuire il montante su un periodo determinato - anche parametrato alla speranza di vita - o tramite prelievi flessibili, mantenendo il capitale in gestione e consentendo il trasferimento del residuo agli eredi.«La possibilità di concentrare i prelievi nelle prime fasi del pensionamento può determinare però un progressivo esaurimento delle risorse, lasciando scoperti proprio i rischi legati alle età più avanzate», osserva Savelli, che propone di superare alcune rigidità dell"attuale impianto: «Sarebbe opportuno valutare modelli di rendita che prevedano una parziale condivisione dei rischi tra aderente ed ente erogatore, così da consentire un miglioramento degli importi erogati».







