L’industria globale della moda affronta una crisi strutturale senza precedenti. E nel cuore della tempesta, c’è anche il gruppo Otb. Il colosso internazionale guidato da Renzo Rosso archivia il 2025 con una perdita di 50,4 milioni di euro (che sale a 106,4 milioni se si includono gli oneri non ricorrenti). Un brusco risveglio dopo quattro anni in cui l’utile si era fatto sempre più sottile.
CRUSCOTTO Il gruppo della moda, con quartier generale a Breganze (Vicenza), ha registrato un fatturato di 1,6 miliardi di euro, in flessione del 7% rispetto all’anno precedente. Un andamento influenzato dal calo generalizzato di multimarca e grandi magazzini, oltre che dal rallentamento dei mercati cinese ed europeo. Trend parzialmente compensati dalla positiva performance di Maison Margiela (+8,4%), dalla crescita del Nord America e del Medio Oriente, dalla tenuta del mercato giapponese e dalla stabilità dei canali retail. Allo stesso tempo, il gruppo ha registrato una perdita netta di 50,4 milioni di euro (contro l’utile di 4,6 milioni del 2024), che salgono a 106,4 milioni di euro includendo gli oneri non ricorrenti. A pesare sono le svalutazioni. Quelle di magazzino, legate al cambio di direzione creativa di alcuni marchi del gruppo. Oltre alla riduzione del valore di alcune attività dei marchi Marni e Jil Sander, a costi di ristrutturazione aziendali e ad altri oneri legati al rinnovo della licenza Dsquared2 (il nuovo accordo è stato firmato a gennaio). Allargando lo sguardo agli esercizi precedenti, la perdita del 2025 segue anni chiusi sempre in utile, ma in decremento: 142 milioni il risultato netto nel 2021, 105 milioni nel 2022, 89,8 nel 2023, 4,6 milioni nel 2024. Fino alla perdita del 2025. GIRI DI POLTRONE Nel frattempo, Rosso ha messo mano alla governance. A gennaio, il gruppo ha annunciato l’ingresso di Andrea Rigogliosi come nuovo ceo di Diesel. Un cantiere, quest’ultimo, aperto da anni. Massimo Piombini aveva avviato il rilancio dal 2020, nel 2022 era subentrato Eraldo Poletto, uscito dopo pochi mesi. Da allora, quella poltrona era rimasta vacante. L’arrivo di Rigogliosi, pertanto, ha rappresentato il terzo cambio in cinque anni, segnale di riorganizzazione tutt’altro che superficiale, avevano subito evidenziato gli addetti ai lavori. Ma negli ultimi tempi, il gruppo Otb ha visto più di un cambiamento ai vertici. Sotto il profilo moda, con la nomina di Glenn Martens come direttore creativo anche di Margiela (in aggiunta a Diesel), l’ingresso di Simone Belotti in Jil Sander e di Meryll Rogge in Marni, dopo l’uscita di Francesco Risso. E anche per il lato manageriale, con le uscite di Poletto (ex ceo Diesel) e di Serge Brunschwig, amministratore delegato di Jil Sander e chief strategy officer del gruppo, rimasto in Otb solo sei mesi. VERIFICHE Un anno complesso per il gruppo, cui si è sommata una serie di verifiche fiscali. Come quella sulla controllata Staff International Spa, che «ha portato ad un atto di recupero, notificato nel corso dell’esercizio, relativamente agli anni 2017, 2018, 2019, 2020, avente ad oggetto il presunto indebito utilizzo in compensazione (...) di crediti d’imposta inesistenti per investimenti in ricerca e sviluppo» per 3,9 milioni di euro, con sanzioni ed interessi. La società ha però depositato alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Venezia un ricorso contro l’Agenzia delle entrate. E «mantiene la propria posizione, coerentemente con quanto fatto in passato in occasione della decisione di non aderire alla sanatoria». Ulteriori verifiche hanno riguardato altre società, ma «considerato lo stato generale delle procedure, dei processi di verifica e l’assenza di contestazioni specifiche e quantificabili da parte delle autorità fiscali - riporta la società nella relazione finanziaria - i contribuenti interessati non ritengono che vi siano elementi di rilevanza tali da incidere sulla chiusura del bilancio consolidato del gruppo Otb». NUOVO PARADIGMA Una seccatura in più, in un contesto complesso. Con il settore moda catapultato in un nuovo paradigma. Nel quale incidono rallentamento globale dei consumi, incertezza geopolitica ed economica, trasformazione dei desideri dei consumatori, transizione sostenibile. Sono in molti, dai colossi in giù, ad avvertirne le conseguenze. Ma anche circoscrivendo l’analisi al solo Veneto, gli esempi non mancano, pur nella diversità dei segmenti e dei posizionamenti. Benetton, che sta gestendo una profonda crisi con il piano guidato da Claudio Sforza, ha di recente comunicato di aver chiuso il 2025 con una perdita di 33 milioni di euro, e di vedere il pareggio di bilancio nel corso del 2026. Geox, il gruppo della scarpa che respira, è riuscito a dimezzare il rosso a 16,2 milioni di euro. Per contro, corre Ovs, che ha archiviato l’anno con 89,4 milioni di utile (+14,8%). PREVISIONI Nonostante tutto, il gruppo guidato da Renzo Rosso aggredisce il problema e sfida le difficoltà: «Le società e il gruppo Otb - riporta la relazione finanziaria - continueranno ad adottare azioni e misure volte a mitigare gli effetti del contesto macroeconomico nel breve e nel medio periodo, mantenendo un approccio prudente nella gestione economico-finanziaria». E preservando il focus strategico su brand, qualità del prodotto e filiera, «elementi centrali per il perseguimento degli obiettivi di medio-lungo termine». Gli stessi che hanno portato Diesel, il denim e tutta la “casa” Otb ad essere riconosciuti come un’icona mondiale del made in Italy.











