Milano, 3 giugno 2026 – “In media sto circa 10 ore al giorno al computer, quasi tutti i giorni. Altri giorni pulisco casa, faccio la spesa, esco a fare una passeggiata”. “Ciò che mi ha più colpito del martirio è la dedizione a una causa, è una cosa che un po’ soffro perché questo ultimo anno per me è stato un po’ buio: in quarta liceo mi era passata la voglia di studiare e di fare tutto e venni bocciato, c’è un po’ il peso del fallimento che mi porto appresso”. L’auto-ritratto di Zakaria Ben Haddi, fermato domenica per terrorismo a Vimercate, in Brianza, pare proprio quello di un ragazzo che a un certo punto ha imboccato un tunnel senza uscita. Precipitato in una condizione di solitudine e isolamento molto simile a quella degli hikikomori, giovani e giovanissimi che si rinchiudono nelle loro stanze e rifiutano qualsiasi contatto con il mondo esterno. Con loro Zakaria, che proprio ieri ha compiuto 21 anni dietro le sbarre, ha qualcos’altro in comune: i rapporti umani mediati esclusivamente da un monitor, da una connessione internet, da una chat con persone mai viste in carne e ossa.

Il pm della Procura di Milano Alessandro Gobbis conduce l'inchiesta con l'ipotesi di terrorismo internazionale