«Ammetto di aver sbagliato il modo perché non ho avuto la massima trasparenza e non ho considerato le implicazioni che questi contenuti potevano avere sulle persone ma il mio intento è sempre stato a livello divulgativo». Zakaria B.H., 21 anni compiuti il 2 giugno, ridimensiona la sua attività di proselitismo sui social network di decine di contenuti prodotti dallo Stato Islamico per la propaganda anti-cristiana e anti-occidentali. Nell’interrogatorio di convalida in carcere del fermo, eseguito dalla sezione antiterrorismo della Digos nella notte tra il 31 maggio e il primo giugno, davanti alla gip Rossana Mongiardo e al pm Alessandro Gobbis il giovane italiano di origini marocchine, assistito dall'avvocato Luisa Malagola, nega poi categoricamente l’intenzione che fosse pronto a commettere un’azione. «Ho deciso di fare una battuta ironica, “- 0” sarebbe il riferimento al numero di vittime, significa che questa persona del post non avrebbe fatto nulla; questo account non so di chi sia; non mi è familiare la scritta “domani l’Italia sarà un paese migliore”».

Proprio quest’ultima frase, pubblicata il 31 maggio, seguita dal riferimento alla piattaforma Twitch, utilizzata in alcuni casi da attentatori islamici per trasmettere in live streaming le proprie azioni terroristiche, aveva messo in allerta gli specialisti della Digos che in accordo con la procura di Milano sono intervenuti con una perquisizione a casa del ventunenne e con il fermo. Ad avviso della giudice Mongiardo, le dichiarazioni di Zakaria B.H. «non sono altro che un’ulteriore conferma della sua pericolosità sociale, posto che egli, anche innanzi alla scrivente, è apparso pienamente consapevole della pericolosità delle proprie azioni, di cui si è scusato, seppur in un’ottica (strumentale) di mitigazione della propria responsabilità». Inoltre, desta preoccupazione lo stile di vita del ventunenne che non lavorando e non studiando «trascorre la maggior parte del tempo in casa a navigare in rete, ove ricerca contenuti apologetici e che, successivamente, ricondivide sui propri profili». La giudice lo descrive come una persona «alquanto fragile» e influenzabile alla propaganda dell’Isis in quanto si trova «in un periodo un po’ buio della propria vita anche in ragione dei propri fallimenti scolastici e, infine, particolarmente “ossessionato” da tali argomenti e, in generale, dalla geopolitica». Un quadro che lo fa ritenere «potenzialmente “suggestionabile” ed imprevedibile, ma, al tempo stesso, particolarmente capace di organizzare nei dettagli e in maniera “raffinata” e razionale ogni movimento ed ogni azione, nonché pronto, nell’eventualità, ad immolarsi per una causa in cui crede fortemente».