È un condominio viaggiante, un sentimento comune, una nazionale dell’anima. «Quello che mi piace è la fratellanza che c’è fra di loro», dice Stefano Cobolli. «Io li vedo negli spogliatoi: sono amici, si vogliono bene, anche se ovviamente il tennis è uno sport individuale. Hanno già vissuto un’esperienza così in Coppa Davis. Sono un gruppo unito». Stefano è il papà di Flavio, che oggi sfida Auger-Aliassime per un posto in semifinale al Roland Garros. Uno lo abbiamo assicurato: nel secondo quarto maschile di oggi (20,15) si scontrano i due Matteo, Berrettini e Arnaldi. «Berrettini frequenta di più Sonego e Musetti, ma con Arnaldi va d’accordo», spiega invece Fabio Colangelo, da qualche settimana tecnico del Matteo ligure. «Anche prima di arrivare qui si sono allenati insieme a Monte-Carlo». Amici, mai nemici, al massimo avversari, molto più che semplici conoscenti. Perché se vai a ricostruire i legami che stringono il pacchetto azzurro, ti accorgi che non potrebbe essere altrimenti. Berrettini e Cobolli, nonostante i sei anni di differenza, sono cresciuti insieme, l’uno inseguendo e ammirando l’altro. Stefano Cobolli è un grande amico di Vincenzo Santopadre, insieme hanno iniziato a seguire Matteo, tanti anni fa, alla Canottieri Aniene. Tanto amici che Vincenzo, storico coach del Martello, è anche il padrino di battesimo di Flavio.