(di Ida Bini)
Un grande faggio e un giovane pino si uniscono simbolicamente in matrimonio ogni anno nelle prime tre domeniche di giugno nel cuore della Basilicata e danno vita alla Festa della 'Ndenna, uno dei riti più affascinanti e ancora vivi del patrimonio culturale europeo. L'appuntamento è il 7, il 14 e il 21 giugno a Castelsaraceno, borgo incastonato tra due parchi nazionali, il Pollino e l'Appennino Lucano Val D'Agri-Lagonegrese; qui si celebra l'antica tradizione del matrimonio arboreo tra la 'Ndenna, un grande faggio scelto nel Bosco Favino ai piedi del Monte Alpi, e la Cunocchia, un giovane pino proveniente dal Monte Armizzone. Lui, lo sposo, è alto, dritto e maestoso; lei è giovane, dalla chioma rigogliosa: alla fine della terza domenica di giugno i due alberi vengono uniti con un anello di ferro e innalzati al centro della piazza di sant'Antonio, dove resteranno per tutta l'estate, fino al mese di ottobre. E' difficile datare l'inizio di questo rito, riconducibile ai culti arborei diffusi in tutta Europa, dalla Scandinavia alla Britannia e all'arco appenninico. Gli antropologi che hanno studiato i riti lucani concordano nel collocare questi rituali in un sistema di credenze precristiane legate al ciclo della vegetazione, al culto della fertilità e al principio dello spirito fecondatore della natura tra magia e fede. In Basilicata le testimonianze documentabili più antiche del rito risalgono all'arrivo dei Longobardi nell'area di Accettura, intorno al 700 d.C.: il popolo d'origine scandinava portò con sé pratiche rituali arboree che probabilmente si innestarono in un terreno già 'fertile' di altre celebrazioni, come la venerazione della Grande Dea - la terra, la madre - delle Veneri paleolitiche. Con il Cristianesimo il rito non scomparve ma si adattò: negli otto comuni lucani dei riti arborei, il protagonista religioso divenne il santo patrono locale (a Castelsaraceno è sant'Antonio da Padova) a cui era dedicata una sentita processione, che comunque non tolse nulla alla forza simbolica del rituale originario. E così ogni anno va in scena l'antico rito che inizia con la scelta degli alberi, una settimana prima della prima domenica di festa, quest'anno il 7 giugno. Dopo la funzione religiosa, un gruppo di uomini raggiunge il Bosco Favino, sul Monte Alpi, per abbattere il faggio più alto e imponente destinato a diventare la 'Ndenna. Ogni gesto del rito è carico di responsabilità collettiva: si scelgono il faggio e le proffiche, cioè i faggi più piccoli che serviranno come leve nella fase finale dell'innalzamento; viene sorteggiato il bovaro che guiderà la coppia di buoi nel trasporto trionfale verso la piazza del paese mentre, lungo il percorso, si consumeranno soste conviviali con pane, salumi, formaggi locali e vino. Infine l'albero è adagiato in piazza, ad attendere la sua sposa. Il 14 giugno è il giorno dedicato alla Cunocchia, scelta sul Monte Armizzone tra gli alberi più giovani e dalla chioma ricca e viva. Il taglio avviene in atmosfera di festa, con canti popolari e strumenti tradizionali come le zampogne, che accompagnano la squadra di boscaioli. L'albero viene pulito e accuratamente legato dagli anziani, che proteggono ogni ramo per il trasporto. A differenza della 'Ndenna, la Cunocchia non viene affidata ai buoi, ma viene portata a spalla dai giovani del paese. Il 21 giugno si svolge la processione solenne in onore di sant'Antonio, con il simulacro del santo portato per le vie del paese tra la banda musicale, le confraternite e i fedeli; poi avviene l'innalzamento degli 'sposi': le proffiche vengono disposte a cavalletto e ai rami della Cunocchia vengono legate le tacche, cartellini di legno associati a premi. È uno dei momenti di maggiore tensione collettiva della festa, con la comunità che incita, canta, trattiene il respiro finché la 'Ndenna non si erge verticale al centro della piazza. Una volta stabilizzata, i più coraggiosi si cimentano nella scalata a mani nude: chi riesce a raggiungere per primo la cima conquista le tacche con i premi, tra il boato della folla.












