ElezioniLa premier Frederiksen si propone per un terzo mandato («Delusa dai voti ma pronta ad assumermi la responsabilità di primo ministro») ma il suo partito ottiene il peggior risultato da oltre un secolo. La prossima coalizione è un rebus, con i Moderati dell’ex premier Rasmussen ago della bilancia.dal nostro inviato Michele Pignatelli24 marzo 2026Aggiornato il 25 marzo 2026, ore 10:00COPENHAGEN - I sondaggi della vigilia non hanno sbagliato. I Socialdemocratici della premier uscente Mette Frederiksen hanno vinto le elezioni politiche danesi, seppure con il peggior risultato dal 1903: 21,9% dei voti. E formare una coalizione di governo, nel frammentatissimo Parlamento unicamerale danese, sarà molto complesso, visto che nessuno dei due blocchi contrapposti, centrosinistra e centrodestra, ha la maggioranza, con il centrosinistra in vantaggio di sette seggi, 84 a 77 su 179.Difficile comunque, almeno per ora, immaginare il prossimo governo senza Frederiksen, che otterrebbe in questo modo un terzo mandato. Anche perché il suo principale avversario, il leader dei Liberali di Venstre e attuale ministro della Difesa, Troels Lund Poulsen, ha ottenuto a sua volta il peggior risultato nella storia del suo partito (10,1%). In calo anche il terzo partito di governo, i Moderati del ministro degli Esteri ed ex premier Lars Løkke Rasmussen (,7,7%), che tuttavia, non essendo schierati apertamente con nessuno dei due blocchi, con i loro 14 seggi saranno l’ago della bilancia.Tra gli altri partiti, a sinistra si segnala l’exploit della Sinistra ecologista, che con ll’11,4% dei voti è seconda, a destra il prepotente ritorno dei populisti del Partito popolare danese, saliti al 9,1% dal 2,6 del 2022.Le reazioni«Sono pronta ad assumermi le responsabilità di primo ministro - ha commentato a caldo la premier uscente -. Naturalmente mi dispiace non aver ottenuto più voti, ma ce lo aspettavamo: abbiamo dovuto affrontare la guerra, siamo stati minacciati dal presidente americano e in questi quasi sette anni (dal 2019, anno di inizio del suo primo mandato, ndr) abbiamo perso quattro punti percentuali: credo che vada bene così».Quanto a Rasmussen, ha invitato gli avversari politici, sia di destra che di sinistra, a fare un passo indietro rispetto ad alcune delle posizioni assunte durante la campagna elettorale e a «unirsi a noi». La Danimarca - ha detto l’ex primo ministro - «è un piccolo Paese di sei milioni di persone in un mondo di otto miliardi, che è in subbuglio: c’è la guerra in Iran e c’è la guerra in Ucraina. Siamo un’unica tribù. Dobbiamo unirci. Non dobbiamo essere divisi».