Angela Bruni

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Ha impiegato oltre due mesi per superare lo stallo politico seguito alle elezioni di marzo, ma alla fine la premier uscente Mette Frederiksen è riuscita a formare una nuova maggioranza e si appresta a guidare il governo della Danimarca per la terza volta. Il risultato era stavolta tutt'altro che scontato, considerando che i Socialdemocratici hanno registrato alle urne di marzo il peggior risultato dal 1903. Il nuovo esecutivo di centrosinistra - che potrà contare su 82 dei 179 seggi del Parlamento - sarà composto da Socialdemocratici, Moderati e le due 'new entry' del Partito Popolare Socialista (Sf) e il Partito Social-Liberale, che sostuiscono la forza di centro-destra Venstre. Il nuovo esecutivo, orientato più a sinistra rispetto al precedente, punta a varare una serie di importanti riforme sociali. Il leader dell'Alleanza Rosso-Verde, Pelle Dragsted, formazione ecosocialista il cui sostegno parlamentare sarà determinante per la tenuta della maggioranza, ha annunciato che la coalizione si è impegnata a rendere le cure dentistiche "gratuite per tutti i danesi" entro dieci anni. Tra le altre misure concordate figurano la riduzione delle tariffe del trasporto pubblico, la costruzione di nuovi alloggi a prezzi accessibili, il dimezzamento dell'Iva sui prodotti alimentari e l'azzeramento dell'imposta sulle verdure. La nascita del governo mette fine a settimane particolarmente di negoziati complessi, durante i quali un ruolo decisivo è stato svolto dal ministro degli Esteri e leader dei Moderati, Lars Lokke Rasmussen, che ha fatto da mediatore tra le diverse forze politiche. Pur non disponendo della maggioranza assoluta, la coalizione dovrebbe poter contare sull'appoggio esterno di altri partiti di sinistra, evitando così il rischio di una maggioranza parlamentare contraria.