Pavia. Mentre il business immobiliare muove le sue pedine sullo scacchiere del mercato, i prezzi delle case per studenti (e di riflesso per le famiglie) continuano a salire: secondo una recente indagine del portale di annunci Immobiliare.it, il canone medio per una stanza singola a Pavia è cresciuto del 20 per cento tra il 2020 e il 2026, e oggi si aggira intorno ai 388 euro al mese. Ma se si guarda oltre il valore medio, i prezzi proposti sul mercato possono essere ben più alti: navigando sui principali siti di annunci, infatti, non è difficile trovare stanze singole in affitto a canoni che possono sfiorare i 550 euro.
Prezzi a cui bisogna aggiungere le utenze e le altre spese collegate alla conduzione di un appartamento (come la rete internet) che la maggior parte delle volte sono escluse. Gli studentati già presenti a Pavia offrono prezzi a partire dai 400 euro (per un posto in doppia) con picchi intorno ai 600 euro per un monolocale, con spese incluse in entrambi i casi. Le offerte attuali prevedono inoltre eventuali servizi accessori come la connessione internet gratuita, l’aula studio, il servizio di portineria o possibili agevolazioni per gli abbonamenti in piscina o in palestra. «L’aumento dell’offerta di posti in studentato potrebbe frenare l’inflazione dei prezzi anche a beneficio delle famiglie a medio e basso reddito, che oggi fanno fatica a permettersi un alloggio a Pavia» afferma Roberto De Lotto, urbanista e professore dell’università di Pavia. «L’eccesso di domanda di case ha un effetto negativo sui nuclei, che spesso cercano affitti almeno quadriennali, mentre i proprietari si stanno orientando verso le locazioni studentesche su base annuale, poiché consentono di gestire gli immobili con maggiore flessibilità, contenendo i rischi di eventuali morosità. Credo che aumentare l’offerta di stanze per studenti possa avere ricadute positive sul mercato generale della casa, contribuendo a calmierare i prezzi e offrire un’alternativa ai giovani che hanno un reddito più alto di quello richiesto per accedere ai collegi pubblici». Una ricaduta secondaria, secondo De Lotto, potrebbe riguardare la qualità degli alloggi: «Oggi molte case in affitto sono in condizioni pessime, perché la domanda elevata e l’offerta scarsa rendono appetibili delle soluzioni che altrimenti non verrebbero considerate. L’aumento degli studentati potrebbe innescare un meccanismo positivo di concorrenza con gli affitti da privato, perché molto spesso le residenze offrono servizi accessori che le case in locazione non hanno. Tra questi, per esempio, ci sono la portineria e la maggior percezione di sicurezza delle residenze». Scettici gli studenti di Udu, che parlano di rischio «gentrificazione», cioè l’aumento dei costi in una determinata area urbana: «Se si seguirà la direzione già presa in altre città, dove vivere in studentato può costare 7-800 euro al mese, il rischio è di innescare una corsa al rialzo dei prezzi anche nel privato, che si adeguerà ai canoni delle nuove residenze» afferma Leonardo Tambone, vicesegretario dell’unione universitari.







