ASOLO (TREVISO) - Nessuno conosceva la città come Enrico Grando, detto “Chicco”, morto ieri a causa di una malattia debilitante. Era lui e soltanto lui, nel silenzio e nell’umiltà di chi lavora per amore, a conoscere ogni anfratto del centro storico e ogni segreto della città. Il suo mazzo di chiavi, ora custodito in municipio, è una sorta di passe-partout per ogni palazzo o villa di pregio, compresi i giardini segreti di cui pochi sanno l’esistenza. I proprietari, così come da sempre il Comune, si affidavano ciecamente a lui. E siccome era l’unico a conoscere l’esatta corrispondenza tra chiave, porta o cancello, anche nella quotidianità la sua mancanza ha decisamente cominciato a farsi sentire. Iscritto praticamente a ogni associazione di volontariato, dalla proloco agli alpini, dalla protezione civile all’organizzazione del Palio, rappresentava la parte tecnica di ogni evento asolano. Ma Chicco era presente anche per ogni altra necessità: «Non serviva neanche chiamarlo, arrivava e basta». Col suo furgoncino con il lampeggiante arancione - iconico - parcheggiato davanti a Palazzo Beltramini lui arrivava subito e, in silenzio, si metteva a fare. In paese sono tutti attoniti per la sua scomparsa. Enrico lascia la moglie Vittoria, le figlie Vanessa, Valentina e Veronica.