Pavia. Era finito sotto accusa e agli arresti domiciliari per due firme su altrettanti mandati di pagamento, nell’inchiesta sul buco da 1,8 milioni nelle casse di Asm Pavia. Ora la Corte di Appello di Milano, quinta Sezione, ha deciso che quella detenzione fu ingiusta: Claudio Tedesi, all’epoca direttore generale dell’azienda, sarà risarcito dal ministero dell’Economia per i 117 giorni trascorsi ai domiciliari, tra il 3 febbraio 2016 e il 30 maggio. Un indennizzo di oltre 17.200 euro, calcolato partendo dalla cifra di 235 euro, il ristoro previsto per ogni giorno di detenzione in carcere, somma che viene dimezzata in caso di arresti domiciliari. La Corte, che ha accolto la richiesta dell’avvocato difensore Matteo Uslenghi di Milano, ritiene che Tedesi «abbia subito conseguenze sulla sua vita personale, familiare e lavorativa per effetto della detenzione subita, che vanno al di là della mera sofferenza derivante dalla privazione della libertà». La vicenda La decisione dei giudici si basa sulla sentenza della Corte di Appello del marzo 2023. Con quella sentenza Tedesi fu assolto nel processo-ter, al termine di una serie di procedimenti avviati dopo la scoperta di un ammanco ingente dalle casse di Asm Pavia, generato da una serie di versamenti su un conto aperto in una piccola banca e intestato a Pietro Antoniazzi, che all’epoca era il contabile dell’azienda (condannato per questa vicenda, come pure l’ex presidente Giampaolo Chirichelli, che, per la precisione, ha patteggiato in appello una pena di 4 anni e 4 mesi). Tedesi, nonostante avesse presentato un esposto in procura denunciando le irregolarità di alcune note di credito, fu licenziato alla fine del 2015 e poi indagato per peculato, perché su due mandati di pagamento irregolari c’era la sua firma. La prima sentenza, della giudice Anna Maria Oddone, fu di condanna: nel 2016 Tedesi venne ritenuto responsabile e condannato a 3 anni e 8 mesi. Sentenza confermata in appello a gennaio del 2018, seppure ridotta a 2 anni e 10 mesi. Dopo un anno di domiciliari Tedesi venne rimesso in libertà. A novembre del 2018 la Cassazione annullò la condanna e chiese alla Corte di Appello di celebrare un altro processo. Il procedimento-bis si chiuse con la conferma del verdetto di condanna a 2 anni e 10 mesi, ma la difesa di Tedesi fece ricorso ancora in Cassazione, che rinviò il giudizio alla Corte di Appello. Qui l’assoluzione: una consulenza tecnica accertò la falsità di una delle due firme, mentre per l’altra Tedesi aveva spiegato che gli era stata richiesta per un giroconto e che non aveva saputo nulla fino al 2015, quando aveva appreso delle irregolarità delle note di credito e aveva quindi presentato l’esposto in procura. Per questa firma, in sostanza, ha spiegato nei vari processi, come aveva fatto nell’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto, di essere in buona fede. «Rivolgendosi alla Procura di Pavia, chiedendone fiduciosamente l’intervento, Tedesi fece ciò che ogni amministratore pubblico dovrebbe poter fare in totale serenità. – è il commento del difensore, Matteo Uslenghi –. Quel che invece ingiustamente glien’è derivato è tristemente noto. Siamo soddisfatti, ma il provvedimento intercetta e risarcisce solo una minima parte della sequela di errori che sono stati commessi».
Inchiesta Asm, Tedesi risarcito: 17mila euro per i domiciliari ingiusti
L’ex direttore generale era stato arrestato per il buco milionario nei conti dell’azienda
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