Ottant'anni di storia repubblicana divisi in otto blocchi: ognuno per ogni decennio. Il narratore è Francesco Pannofino, gli scrittori dei testi sono Maurizio De Giovanni e lo storico Agostino Giovagnoli (un cattolico democratico doc), e tra le risalite della Ricostruzione e le discese ardite degli anni di piombo, tra il miracolo economico dagli anni 50 e il collasso della Prima Repubblica, tra l'economia italiana che cresce nonostante tutto e l'approdo in Europa che è stata la nuova frontiera e resta la grande chance, il film dell'Italia raccontata sulla piazza del Quirinale, con il presidente Mattarella simbolo non retorico ma umanamente rappresentativo di una storia di successo, ci racconterà tra poche ore ciò che siamo e che non potevamo non essere.
Perché questo 2 giugno in salsa pop - niente brindisi tra ottimati nei Giardini del Quirinale e cento piazze collegate a quella del Colle - è l'occasione per riflettere su uno slancio di modernizzazione, cominciato dal 1946, e per smentire quella tendenza italiana, e verrebbe da dire italiota, secondo cui la nostra non sarebbe una storia di cui andare molto fieri. Stiamo per vedere per esempio, e lo vedranno le piazze collegate dal Nord al Sud con Roma, e le scolaresche coinvolte nell'ottantesimo della Repubblica, e i giovani cliccanti sui social e magari - si spera - anche molti europei consapevoli che la nostra vicenda nazionale li riguarda da molto vicino così come riguarda noi il destino della Ue, le straordinarie immagini, nel primo blocco del filmato, di un popolo che si rimbocca le maniche per crescere. Per rimettere a posto i cocci fisici, politici e morali lasciati dalla seconda guerra mondiale, e che aspira a trovare la propria liberazione (con la minuscola) nella laboriosità, nell'uscita dalla miseria, nell'orgoglio dello sviluppo e della possibilità di competere con gli altri e di superarli. Che storia questa storia che ci viene raccontata ma che in realtà abbiamo scritto noi perché - come canterà Gianni Morandi reinterpretando la strepitosa intuizione di Francesco De Gregori - «la storia siamo noi».












