Ci vogliono due artisti di classe, l’attrice Paola Cortellesi e il signore della canzone Gianni Morandi per piazzare con consumata sapienza un paio di stecche, le uniche dello spettacolo «I volti della Repubblica», che tiene oltre duemila invitati fino a mezzanotte davanti al palco montato a piazza del Quirinale. Giochi di luce un po’ Sanremo un poì varietà del sabato sera, per il racconto in musica e parole degli 80 anni della Repubblica: un racconto conciliante, non divisivo, di un’Italia che affronta drammi ma ce la fa grazie all’unità nazionale, in cui a ogni storia di terrorismo «nero» corrisponde una di terrorismo «rosso». In una parola: quirinalizio. In questi giorni di celebrazioni il presidente ha sparso in tutti i suoi discorsi il concetto della «Repubblica casa comune», la sua pedagogia costituzionale inclusiva. Dunque il mandato agli autori sembra chiaro: questa storia d’Italia e di Repubblica deve andare bene a tutti, anche a quelli della prima fila. Dov’è seduta Giorgia Meloni e sorella Arianna, più un drappello di ministri del governo di destra, a prevalenza post missina, cioè gente che della storia della Repubblica pensa generalmente il contrario di quello che è successo davvero.