Il Cosenza Comics and Games è una fiera del fumetto aperta veramente a tutti: tra i cosplayer anche genitori che sostengono i propri figli con travestimenti simpatici e originali.

Al Cosenza Comics una delle immagini più interessanti è quella di chi sta appena fuori dall’inquadratura che mette a fuoco il palco e i cosplayer: i genitori. Chi accompagna senza appartenere davvero a quell’universo, ma decide di entrarci per amore di qualcuno. Persone che magari non distinguerebbero un Goku da un Naruto, ma che imparano comunque il linguaggio dei figli attraverso piccoli atti pratici: osservare, aspettare, sostenere.

Molti erano sorprendentemente partecipi, curiosi, entusiasti. Famiglie intere camminavano tra la folla in cosplay coordinati: non era solo travestirsi, era condividere un momento e renderlo speciale. In mezzo alla confusione della fiera, certe scene sembravano quasi rituali. Madri che lisciavano i mantelli, padri che aspettavano fuori dagli stand. Per qualche ora il confine tra gioco e realtà smette di essere importante.

Si percepiva una forma di orgoglio concreta. Quella di vedere i propri figli finalmente a proprio agio in un contesto in cui possono riconoscersi. Per molti bambini il cosplay è il primo tentativo di costruire un’identità visibile. E dietro quella trasformazione, quasi sempre, esiste un adulto che ha aiutato a cucire stoffe e a convincersi che sì, forse spendere soldi per una gigantesca arma in EVA foam aveva un senso.