Ci sono storie nel mondo del calcio che non seguono traiettorie logiche o scontate, ma si muovono sinuose lungo i fili invisibili del destino, del dna e della passione. Quella di João Batista Inácio, che tutti gli appassionati hanno imparato a conoscere semplicemente come Piá, e di suo figlio Samuele Inácio Piá, è una favola di gol, sogni e generazioni che si passano il testimone sul rettangolo verde. Si tratta di un legame viscerale e profondo che affonda le sue radici anche in quel passato rossazzurro che ha segnato le tappe di una famiglia nata calcisticamente in Brasile ma fiorita in Italia.

Era l’inizio del 2008 quando João Batista Inácio Piá arrivò alle pendici dell'Etna. Il Catania, guidato in panchina da Silvio Baldini e poi da Walter Zenga, cercava estro e imprevedibilità per blindare la permanenza in Serie A. Piá, che aveva già legato il suo nome alla rinascita del Napoli di De Laurentiis, arrivò in prestito per dare qualità all'attacco rossazzurro.

La sua esperienza in Sicilia fu breve, racchiusa in appena otto presenze ufficiali condizionate da un brutto infortunio che ne frenò l'impatto, ma l’intensità di quella piazza caldissima rimase impressa nella memoria familiare. Il destino, nel frattempo, stava per compiere la sua magia più grande proprio in quegli identici mesi: il 2 aprile 2008, mentre il papà lottava in rossazzurro, a Bergamo nasceva Samuele.