Pubblicato il: 02/06/2026 – 8:34

Nel giorno della Festa della Repubblica, il 2 giugno continua a rappresentare anche in Calabria una chiave di lettura della propria storia politica e sociale. Il referendum del 1946, che sancì la nascita della Repubblica Italiana, fu infatti vissuto nella regione in modo profondamente diverso rispetto al risultato nazionale.In Italia prevalse la Repubblica con il 54,27% dei voti, ma la Calabria si collocò tra le aree più legate alla Monarchia, confermando la frattura tra Nord e Sud del Paese nel primo voto a suffragio universale, aperto anche alle donne.Secondo i dati storici, in regione la Monarchia raccolse circa 514 mila voti contro i 338 mila della Repubblica, con un’affluenza molto alta, pari all’85,56%. Le “Calabrie”, come venivano spesso indicate all’epoca, si mostrarono tuttavia tutt’altro che omogenee.In provincia di Reggio Calabria la Monarchia superò il 65% dei consensi. Tuttavia, lungo la fascia ionica e nelle aree interne si registrarono eccezioni significative: in centri come Siderno e Gioiosa Ionica la Repubblica raggiunse circa due terzi dei voti, mentre in alcuni comuni dell’Aspromonte e della Locride il risultato fu più frammentato, con realtà come Stilo e Camini saldamente monarchiche.Nel Catanzarese la Monarchia si attestò attorno al 59%, ma anche qui non mancarono isole repubblicane, soprattutto lungo il versante ionico e in diversi centri del comprensorio delle Serre. La provincia di Cosenza risultò la più equilibrata, con la Monarchia al 55,96%, ma con una forte presenza repubblicana nei comuni dell’entroterra e della Sila, dove il voto per la Repubblica si affermò in numerosi centri, compresi alcuni dell’area grecanica e arbëreshe.Una particolare eccezione fu rappresentata dall’area dell’attuale provincia di Crotone, dove la Repubblica ottenne risultati più consistenti rispetto al resto della regione, invertendo in parte la tendenza calabrese.Il quadro che emerge è quello di una regione attraversata da sensibilità diverse: da un lato il peso della tradizione monarchica, dall’altro l’avanzare dei partiti di massa e delle nuove culture politiche del dopoguerra. Non a caso, come evidenzia il saggio di Domenico Romeo “Repubblica o Monarchia. Il referendum del 2 giugno 1946 in Calabria”, pubblicato su Rivista Calabrese di Storia del ‘900, il voto calabrese rifletteva una società ancora profondamente legata a equilibri sociali tradizionali, ma già attraversata da trasformazioni politiche destinate a segnare il secondo dopoguerra.A ottant’anni di distanza, il 2 giugno in Calabria resta dunque non solo una celebrazione istituzionale, ma anche un’occasione per rileggere le origini della Repubblica attraverso le sue differenze territoriali e le sue molteplici identità locali.