I 156 giorni che sconvolsero l’epopea dei Rolling Stones. Con “Paint it black” Ezio Guaitamacchi racconta questa sera al Blue Note i sei mesi che nel ’69 hanno ridefinito la storia di Mick Jagger &Co spaziando dalla morte di Brian Jones ai fatti di Altamont prestando voce, passione e competenze ad una narrazione immersiva tra teatro e canzone. Se il giornalista milanese è il “bandleader”, lo spettacolo è impreziosito delle presenze di Brunella Boschetti, Andrea Mirò, Folco Orselli. Una vicenda umana e artistica, quella di “Paint it black”, che parte da lontano. "Forse da un mio libro di tanti, tanti, anni fa in cui approfondivo proprio l’estate del ’69 e dai quattro eventi che l’hanno segnata sul panorama culturale giovanile: la morte di Brian Jones, il film ‘Easy Rider’, Woodstock e la strage compiuta da Charles Manson e i suoi accoliti a Cielo Drive. Nel giro di due mesi questi eventi riuscirono a sconvolgere il mondo della musica e della controcultura".

Già, ma Altamont?

"Qualche anno fa abbiamo pubblicato, nella collana che dirigo, un libro sul festival di Altamont scritto da John Selvin, già critico del San Francisco Chronicle. Tornando al ‘69, ho scoperto che in quei sei mesi la vita degli Stones non fu solo funestata da tragedie come la perdita di Jones e l’uccisione di uno spettatore sottopalco ad Altamont; ci furono pure amori, tradimenti, disavventure finanziarie, cambi di line-up, tutti fattori che avrebbero enfatizzato lo stile rock-blues che avrebbero caratterizzato poi le loro canzoni nei successivi (ormai quasi) 60 anni".