Giugno 1963. La prima settimana del mese è da emicrania per reporter e tipografi, costretti a smantellare i giornali per inseguire le breaking news. Mercoledì 5 il ministro della guerra di Sua Maestà, John Profumo, è costretto a dimettersi per uno scandalo sessuale con la escort Christine Keeler. Il premier conservatore Macmillan non può permettersi nel suo esecutivo un uomo ricattabile da un’amante-spia. In Iran, lo stesso giorno, il regime filo-occidentale dello Scià fa arrestare l’ayatollah Khomeini: la repressione della “Rivoluzione Bianca” finisce nel sangue, tra scontri e impiccagioni. Nelle stesse ore, Kennedy e Krusciov studiano una de-escalation atomica dopo i giorni bui dell’ottobre ‘62, la potenziale apocalisse per la crisi di Cuba. Giovedì 6 è il giorno dei solenni funerali di Giovanni XXIII, il Papa del Concilio.

Venerdì 7 – ma chi volete che se accorga? – arriva nei negozi il primo 45 giri dei Rolling Stones, una cover splendidamente arruffona di “Come on” di Chuck Berry. Li definiscono “i nuovissimi fabbricanti inglesi di successi”. Giovani, scapestrati, ladri di rock e blues: se il pianeta è in fiamme, loro non intendono spegnere l’incendio. Anzi, lasceranno precipitare il mondo dentro quel disco di vinile, il buco nero dove il tempo si annulla, o forse torna indietro.