Eccoli lì, i ragazzi irresistibili. Uno fasciato dentro una ridicola giacca vaudeville, gli altri due che paiono opere di un intagliatore del legno, le facce ricavate da un tronco di sequoia, la peggiore pubblicità per una crema antirughe. Li conosciamo dal tempo di JFK, li ritroviamo in quello di Trump. Suonavano già quando sul soglio di Pietro c’era Giovanni XXIII, non il papa americano. Sopravvissuti perfino alla più longeva regina della Corona britannica, Liz Windsor. Si trovasse un modo per farli campare altri cinquant’anni, sfornerebbero dischi nella stessa cifra stilistica di “Sticky Fingers” o “Tattoo you”.
Li ibernassero, tra quattro secoli l’umanità riscoprirebbe in loro la certezza del rock. Niente nel loro r’n’r cambia mentre il mondo cade a pezzi un frammento via l’altro. I Rolling Stones, in missione per validare l’Eterno Ritorno di Nietzsche. Conan O’Brien, reduce dalla notte degli Oscar, li attende – appropriatamente – sotto la volta di un’ex banca popolare di Brooklyn, The Weylin, ora trasformata in una sala eventi: dove imperversava il Dio Denaro, per una notte troneggiano i semidei inglesi, davanti alla stampa e a una platea di invitati in cui spiccano Leonardo DiCaprio con la fidanzata Vittoria Ceretti, l’ex moglie di Billy Joel Christie Brinkley e l’attrice Odessa A’zion, protagonista con un ringiovanito (dal software) Jagger del video in “In the stars”, primo singolo dal 25mo album in studio della band, “Foreign Tongues”, in uscita il 10 luglio.











