Nella polvere del campo di sfollamento di al-Mawasi, dove la popolazione di Gaza vive stipata, tra le tende improvvisate, Asaad al-Azzabi ha alzato una coppa di latta con i nastrini, dedicando la vittoria alla moglie e al figlio malato di cancro. Era un calciatore professionista Asaad, si allenava nelle strutture sportive, seguito da preparatori e circondato da altri atleti come lui. Gli restano un paio di scarpette logore, rappezzate con nastro adesivo e spago. Le ha utilizzate la scorsa settimana per giocare contro la squadra del campo profughi di Sheikh Al-Eid, e portare i suoi alla vittoria, tra gli applausi e le urla di gioia dei ragazzini e degli adulti arrivati a tifare per il campo Al-Rahma.

GLI ATTACCHI israeliani hanno ucciso 1000 tra atleti e personale sportivo palestinese dal 7 ottobre 2023 (962 maschi e 45 femmine), e di alcuni atleti non si hanno più notizie. La federazione che ha pagato il prezzo più alto è quella calcistica. La Palestinian football association (Pfa) denuncia la morte di 566 calciatori, il ferimento di 44 e l’arresto di 23. Sono 152 le strutture calcistiche chiuse o distrutte tra Gaza e la Cisgiordania. Anche l’Associazione scout e guide palestinesi è stata pesantemente danneggiata, con l’uccisione di 125 iscritti, seguita da diverse federazioni olimpiche che piangono 317 assassinii. E in molti lottano contro le ferite causate dai bombardamenti. Come Mohamed Awad, 18enne centrocampista del Beit Hanoun sports club, gravemente ferito proprio durante una partita di pallone con i suoi amici, a luglio dello scorso anno. È rimasto paralizzato.