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La manifattura europea tira il freno. Ma non abbastanza da scuotere alle fondamenta l’atteggiamento della Bce, che in assenza di una schiarita sulla guerra in Medio Oriente pare orientata ad alzare i tassi a giugno. L’ultimo segnale arriva da Isabel Schnabel, componente del comitato esecutivo dell’istituto centrale: di fronte allo shock energetico «non possiamo più guardare oltre» come fosse temporaneo. La presa di posizione di Schnabel, considerata 'falcò anche se spesso aperta a posizioni moderate nel Consiglio Bce, arriva dopo che, a maggio, sembrano evaporate le aspettative di una tregua durevole fra Israele e Usa da una parte, e l’Iran dall’altra. Proprio quelle aspettative, una settimana fa, avevano spinto la presidente Lagarde alla prudenza: cosa la Bce deciderà «lo saprete l’11 giugno», aveva detto a Che tempo che fa. Nel frattempo, fra i post di Donald Trump sui social e nuovi attacchi reciproci nei teatri di Hormuz, delle basi Usa in Kuwait e con una nuova recrudescenza in Libano, il petrolio torna sull'ottovolante e l’incertezza altissima. Morgan Stanley stima un’inflazione in accelerazione a maggio al 3,2% (in linea con il consensus degli analisti). Anche in Italia, nel frattempo, i prezzi hanno raggiunto il 3,2% a maggio, ai massimi da settembre 2023. Per la banca d’affari americana, l’inflazione di fondo, al netto cioè di alimentari ed energia, accelererebbe a maggio al 2,5%, contro un obiettivo d’inflazione Bce del 2%. Ecco perché Morgan Stanley dà al 90% un rialzo dei tassi da un quarto di punto l’11 giugno.











