di Emanuele Rizzo
Per me Francesco De Gregori incarna la sinistra dei salotti, che afferma principi generici e innocui senza viverli sulla propria pelle. “Generale” è una canzone poetica e raffinata, che però suona paracula se – quando quell’uniforme ha una connotazione precisa – la si usa per defilarsi ma con la coscienza a posto.
Si chiede perché il pubblico debba ascoltare lui o un conduttore televisivo piuttosto che un filosofo, ma la risposta è insita nella domanda: perché i primi hanno un pubblico. Anche io vorrei vivere in un mondo in cui Luciano Canfora riempie gli stadi e parla a due milioni di follower al giorno, tuttavia se questa sorte è toccata a Ghali è bene che sia lui a veicolare messaggi impegnati.
“Schierarsi oggi è comodo”, ma pensare che ci si lasci abbindolare dal cantante col singolo in uscita è snobismo: il pubblico ha tutti gli strumenti per contestualizzare ogni scelta. In un pezzo in cui dissava Fedez, Marracash distingueva tra cultura e “appropriazione culturale”, accusando il collega di prese di posizione monetizzabili che derogavano alla complessità dell’analisi in cambio di argomentazioni superficiali. La differenza è che lì il colpevole era chi ci provava, qui sembra che il dito sia puntato sugli ascoltatori creduloni che ci cascano.













