| 1 Giugno 2026 14:01 |
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(Adnkronos) – Il test negativo al virus dell’Ebola per il paziente rientrato in Italia, in Sardegna, dal Congo, accende i riflettori sul sistema di allarme e sorveglianza in Italia e la gestione di casi sospetti con sintomi, come quello a Cagliari.
“Le persone che provengono da quell’area possono avere sintomi sospetti con un’alta probabilità, legati a tante malattie infettive – malaria compresa – che si presenti nella zona. Bene che scatti l’allarme perché è segno che la sorveglianza funziona. E se la sorveglianza funziona il rischio di diffusione del nuovo ceppo resta molto basso”, dice all’Adnkronos Salute l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento, dopo i risultati tranquillizzanti, arrivati dallo Spallanzani di Roma, sul nuovo caso sospetto che riguardava una persona rientrata in Sardegna sabato.
Lopalco evidenzia che “il sistema di allerta è lo stesso che fu messo in piedi durante la precedente epidemia di Ebola nel 2014. La responsabilità ricade principalmente sull’autosegnalazione dei cittadini che rientrano dalle zone affette e sull’intervento delle autorità sanitarie locali. La circolare del ministero in tema ricalca quello schema”.











