Gli aspetti di innovazione del linguaggio sui social del tycoon, dall'uso disinvolto del meme come forma di comunicazione politica spinta per delegittimare gli avversari alle immagini generate con Ia

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Donald Trump ha stabilito un nuovo record. In poche ore sabato scorso sul suo account di Truth, che conta poco meno di 12.8 milioni di follower, sono stati pubblicati in rapida successione 48 contenuti. Una media di 2 post all’ora. Adesso, si badi bene, il record non soltanto nel numero di post che hanno inflazionato il feed del presidente americano, che vale sempre la pena ricordare è anche il proprietario della piattaforma di social media, quanto invece riguarda il contenuto narrativo complessivo e le forme. Infatti, da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca per la seconda volta, a gennaio del 2025, ha messo in campo una strategia di comunicazione che sulle prime è stata guardata e valutata dai media, dagli altri leader e anche dagli utenti con un misto di stupore e di imbarazzo, il suo linguaggio disruptive, per quanto dirompente non sembrava avere però degli obiettivi di fondo.La fiumana di post di sabato però ha mostrato quanto questa lettura fosse alquanto superficiale e sbrigativa. Intanto, c’è un primo aspetto di innovazione, peraltro già evidenziato in altri contesti, che riguarda l’uso disinvolto, a tratti fuorviante e caustico, del meme come forma di comunicazione politica spinta per delegittimare gli avversari. Non solo quelli democratici, dagli ex presidenti Joe Biden e Barrack Obama al governatore della California Gavin Newsom senza peraltro trascurare tutta una schiera di politici e candidati dem, come parimenti nel mirino del meme trumpiano sono finiti di volta in volta i leader e governi di altri paesi, attori, giornalisti, ex amici, comici e perfino, a più riprese, il Papa. Oltre alla memizzazione, però la comunicazione di Donald Trump si è distinta anche per la scelta nel ricorso a massicce dosi di immagini, video e foto, generate con l’intelligenza artificiale, non solo per raccontare una post-verità, ma anche per continuare quel processo di auto-celebrazione della sua presidenza e della sua persona. Insomma, per farla breve, basta scorrere solo alcuni dei 48 post pubblicato nel Sabato del Villaggio trumpiano per capire una cosa semplice quanto assai interessante per gli sviluppi futuri: al di là dell’ego, Trump sta cercando di forgiare attraverso il suo social media una democrazia cognitiva.