E se il politico italiano fosse stato davvero ebreo? Magari, nato quattro secoli dopo, avrebbe avuto la stessa lucidità sulla forza e lo stesso temperamento da scrittore del "collega" russodi Giovanni Longonilunedì 1 giugno 20262' di letturaNel febbraio del 1513, Niccolò Machiavelli venne arrestato, accusato di congiura contro i Medici. Lo torturarono con la corda: appeso per i polsi legati dietro la schiena, sollevato e lasciato cadere di colpo. Resistette. Lo rilasciarono poche settimane dopo nell’amnistia per l’elezione a Papa di Giovanni de’ Medici (Leone X). Si ritirò a San Casciano, nella piccola proprietà di famiglia; si mise a scrivere e nacquero il Principe, i Discorsi, la Mandragola. In seguito, gli editori veneziani che volevano vendere quelle opere e insieme condannarle, trovarono una soluzione elegante: misero all’autore una faccia da ebreo.Goethe, Depp, Bowie, Sharon Stone: insospettabili maestri della pitturaDipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa», dichiarava spesso Dino Buzzati, grande maestro della pe...Lo ha ricostruito anni fa lo storico Massimo Firpo: la cosiddetta «testina» che comparve sui frontespizi di numerose edizioni di Machiavelli era la copia di un’incisione raffigurante un ferrarese di nome Fino Fini, tratta dal suo Flagellum contra Iudaeos. Fisionomia vistosamente giudaica. Il messaggio era chiaro: l’uomo che aveva insegnato a farsi beffe della religione usando Dio come instrumentum regni doveva avere una faccia da ebreo. Era un falso ma, in tempi recenti, sono stati ebrei come Michael Ledeen e Steven Marx a ipotizzare l’ebraismo di Machiavelli. Per la sua ammirazione nei confronti di Mosè come legislatore armato e la sua freddezza verso la morale cristiana.***