I nuovi dati svelano un boom di consensi tra gli under quarantacinque. Per le nuove generazioni l'autodeterminazione medica non è più una paura, ma un diritto civile
Il modo in cui pensiamo al domani e alla gestione dei momenti più delicati dell’esistenza sta cambiando. Le ultime fotografie scattate della società italiana dal Rapporto Italia 2026 di Eurispes, rivelano che il desiderio di autodeterminazione e la tutela della dignità personale non sono più tabù, ma stanno diventando importanti nelle conversazioni delle famiglie, soprattutto tra le generazioni più giovani. Confinate, un tempo ai dibattiti accademici o alle aule di tribunale, le riflessioni sul fine vita sono entrate a far parte della sensibilità comune.
Fine vita: sempre più importante decidere del proprio destino
La sensibilità verso l’eutanasia, intesa come l’atto medico che pone fine alle sofferenze di un paziente su sua esplicita richiesta, ha ormai superato i confini delle discussioni puramente etiche per diventare una richiesta di libertà ampiamente condivisa. Oltre sette cittadini su dieci guardano con favore a questa possibilità, un dato che testimonia come la percezione della sofferenza irreversibile e della perdita di autonomia sia profondamente mutata.






