Per la satira politica made in Usa c’è un prima e un dopo il 21 maggio. La notte in cui Stephen Colbert ha presentato per l’ultima volta il Late show sulla rete tv Cbs è un annuncio ai naviganti da parte di Donald Trump e dei suoi soci in affari sempre più prosperi: mi prendete in giro a vostro rischio e pericolo. La guerra contro l’Iran viaggia in parallelo con il bombardamento dei «clown» – così si definisce lo stesso Colbert – che usano la risata per seppellire uno dei periodi più bui della democrazia statunitense prossima a festeggiare i suoi 250 anni il 4 luglio 2026.A differenza dall’Italia, dove la satira marcia in ordine sparso e il governo di centrodestra ha un dominio sulle principali reti tv che ormai si dà per scontato, negli Usa gli host – ospiti nel senso attivo del termine – dei talk show si sono mossi con una compattezza invidiabile anche dal partito all’opposizione. Un gruppo di superstar che potrebbero godersi stipendi milionari senza punzecchiare il “Top Dog” ha fatto quello che senatori e deputati democratici finora non hanno saputo fare. L’italo-americano con doppio passaporto Jimmy Kimmel, il più efficace e il più incisivo insieme a Jon Stewart, il 21 maggio non è andato in onda con il suo show sulla rete Abc del gruppo Disney per lasciare a Colbert la gloria dell’audience ospitando sir Paul McCartney. Il dato di congedo per l’ultimo Late Show di Colbert (6,7 milioni di spettatori) è il secondo risultato della sua “tenure” dopo un episodio trainato dal Superbowl Nfl del febbraio 2016.Il fair play tra concorrenti, spesso unito all’amicizia personale, non è alla sua prima prova. I presentatori degli show notturni hanno saputo fare gruppo già nel 2023, durante la presidenza del democratico Joe Biden, con lo Strike Force Five. Oltre a Colbert il quintetto mette insieme i tre della Nbc ossia Kimmel, Jimmy Fallon del Tonight show, Seth Meyers del Late night. Il quinto è il britannico John Oliver che conduce il Last week tonight su Hbo ed è il più pagato del gruppo con un ingaggio di 30 milioni, più o meno il doppio di tutti gli altri salvo Meyers che ha un ingaggio di 5 milioni.Lo Strike force five è nato nel 2023 a sostegno dello sciopero (strike in inglese) della Writers Guild of America (WGA), la lega degli scrittori, con un podcast in dodici puntate devoluto ai disoccupati della Wga, colpiti dai tagli di un entertainment che punta sempre più su saghe da fumetto e sempre meno sulla creatività.Un’altra iniziativa che ha coinvolto indirettamente le star della satira è stata lanciata a ottobre 2025. Jane Fonda ha resuscitato con la partecipazione di oltre 500 artisti il Comitato per il Primo Emendamento sulla libertà di parola. Nel 1947 era stato suo padre Henry con il collega Humphrey Bogart a fondare il comitato mentre sugli Stati Uniti incombevano il maccartismo e la caccia alle streghe dello House Committee on Un-American Activities.Il comitato, che include fra gli altri Whoopi Goldberg, Sean Penn, Spike Lee, Ben Stiller, Barbra Streisand e Billie Eilish, si è schierato contro la guerra ai clown. Una guerra che è stata dichiarata un anno fa, meno di un mese dopo il 22 giugno 2025, quando la Casa Bianca ha attaccato e, secondo una versione in seguito smentita dallo stesso presidente, distrutto gli impianti dove la Repubblica islamica degli ayatollah arricchiva l’uranio per scopi militari.Il 17 luglio 2025 la Cbs della famiglia Ellison ha annunciato che il 21 maggio 2026 avrebbe chiuso per sempre il Late show iniziato nel 1993 con David Letterman nell’Ed Sullivan theater a Broadway, New York. «Motivi puramente finanziari», si sono giustificati i portavoce di Cbs che hanno diffuso notizie su perdite dello show per 40 milioni di dollari l’anno. Anche se il segmento della tv notturna è sovraffollato e i canali alternativi da Youtube ai reels dei principali social picconano gli ascolti, pochi hanno creduto al movente economico. Colbert e soci bersagliano in modo sistematico Trump, le sue gaffe ben sceneggiate e il suo «crony capitalism», il capitalismo dei compari che fa impallidire quello attribuito a George W. Bush.Nel caso di Kimmel l’attacco è stato più diretto. Il 15 settembre 2025, mentre si preparava ad andare in scena, il presentatore è stato cancellato per le sue battute sulla morte di Charlie Kirk, il giovane teorico dei Maga assassinato cinque giorni prima. La comunicazione è stata accolta da una tale tempesta di proteste, con abbonamenti disdetti e crollo in borsa, che tre giorni dopo Disney ha rimandato in onda Kimmel che sull’ennesimo annuncio di riapertura di Hormuz ha commentato: «è più bloccato della porta della camera da letto di Melania». Nell’estate dell’anno scorso, è emersa la possibilità che il gruppo Warner Bros Discovery (Wbd) finisse sul mercato. A dicembre Netflix si è ritirata dalla corsa e ha lasciato via libera al rilancio di Paramount Skydance della famiglia Ellison. Larry, fondatore del colosso dei database Oracle, e suo figlio David, spalleggiato dal proprietario del Milan Gerry Cardinale e sostenuto finanziariamente dai principali fondi sovrani dei paesi del Golfo, stanno per chiudere l’operazione da 111 miliardi di dollari alla quale era interessato anche Donald Trump junior. Voci di mercato parlano di una chiusura della fusione nel prossimo luglio.Anche contro il merger Wbd-Paramount c’è stata una lettera aperta con oltre quattromila firmatari. Robert De Niro, Emma Thompson, Joaquim Phoenix e altri hanno lanciato l’allarme non solo sulla libertà di espressione artistica ma anche sui tagli di personale e sull’aumento dei costi per i consumatori, per sottolineare che il fronte anti-Trump ha ben presente il dato economico.In termini di business, però, prendersela con il presidente è una pessima idea. Trump usa la giustizia come una clava e non ha esitato a fare causa ai network Abc e Cbs, a Meta, al New York Times (15 miliardi di dollari) e persino a istituzioni statali attualmente sotto il suo controllo come l’Irs (il fisco Usa) e il Department of Justice, il ministero competente sulla fusione Wbd-Paramount gradita al presidente. Per adesso, hanno optato per la transazione Mark Zuckerberg di Meta (25 milioni di dollari), Paramount-Cbs (16 milioni dollari), Disney-Abc (16 milioni dollari). All’Irs è toccata la fattura più pesante:1,8 miliardi più l’impegno a non occuparsi mai più di come Trump&co fanno soldi con gli annunci su tregue e bombardamenti.Il presidente, che dedica qualche spazio all’autosatira, ha avuto modo di sottolineare che, sotto certi aspetti, sta facendo causa a se stesso. Mentre rideva insieme ai suoi uomini di corte, alla Cbs è stato imposto di non trasmettere l’intervista fra Colbert e James Talarico, candidato senatore del Texas per i democratici. Il colloquio è stato confinato su Youtube perché avrebbe violato le disposizioni sulla par condicio della Fcc, l’autorità delle comunicazioni guidata da Brendan Carr, nominato da Trump meno di un anno fa.Nonostante i colpi della politica, la satira Usa ha un futuro promettente dopo l’uscita di scena dei boomer Stewart, Kimmel, Colbert, Maher. Fra gli exploit satirici più recenti va citata l’imitazione corrosiva del controverso capo del Fbi Kash Patel a opera di Aziz Ansari, 43 anni, nel mitico Saturday night live trasmesso da Nbc-Comcast.Sempre su Snl, il quarantaquattrenne Colin Jost ha avuto grande successo con l’imitazione del segretario alla difesa Peter Hegseth, superfalco dell’amministrazione repubblicana. Durante un’intervista nel programma di Fallon, Jost ha raccontato di avere proposto uno sketch in cui Hegseth recitava il finto versetto della Bibbia recitato dal killer di Pulp fiction, l’attore Samuel L. Jackson. La sua idea è stata respinta ma in aprile il vero Hegseth ha citato quel passaggio del film di Quentin Tarantino durante un servizio religioso al Pentagono, suscitando un’ondata di polemiche.Snl ha anche rilanciato i post della senatrice democratica Elizabeth Warren sul T1 phone, pubblicizzato dal prospero merchandising presidenziale come unico cellulare interamente made in Usa. Dopo che 600 mila sostenitori di America First hanno anticipato 100 dollari sui 499 del prezzo finale senza vedere l’ombra di un telefono a gettoni, negli ultimi giorni il cellulare è riemerso nella nuova veste di marketing come apparecchio ispirato ai valori americani. Non si sa esattamente a quali dei tanti possibili perché il campo Maga è sempre più diviso sulla campagna militare in Iran e su un presunto asservimento della Casa Bianca al premier israeliano Benjamin Netanyahu.Il commentatore di destra Tucker Carlson guida l’avanguardia dei delusi dopo essere stato licenziato nel 2023 da Fox, il network ufficiale del trumpismo. Movente dell’esonero? L’opinionista californiano era diventato “troppo grande per i suoi stivali”, secondo l’espressione americana. In seguito Carlson, che con Fox aveva un contratto da 35 milioni di dollari l’anno, si è messo in proprio grazie ad ascolti molto alti. Dopo gli attacchi all’Iran, è diventato una delle spine nel fianco di Trump, considerato un traditore di America first. I podcast e le interviste del Tucker Carlson Show sono diventati un punto di riferimento dell’opposizione interna al presidente che si difende con la “slopaganda”. La propaganda creata con l’Ai sforna vignette dove The Donald risana i lebbrosi, siede sul soglio di Pietro vestito da pontefice o appare in armatura medievale con la bandiera a stelle e strisce. Fa più ridere quella della presa in giro dei clown televisivi. Ma sono risate a denti stretti.