Ambrogio

Mario Alberto Marchi

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Negli ultimi dieci anni i laureati in materie STEM nei territori del Nord-Ovest sono cresciuti del 25,6%, ma solo il 2% del totale possiede competenze ICT effettive, quelle più richieste dal sistema produttivo. È la fotografia che accompagna l’accordo università-imprese siglato a maggio, e che misura il vero collo di bottiglia dell’innovazione milanese: non la tecnologia, ma le persone capaci di governarla.

I numeri del disallineamento sono noti agli uffici del personale. Secondo l’Osservatorio STEM di Deloitte, il 53% delle piccole imprese e il 51% delle grandi ha già avuto difficoltà a reperire profili STEM; le aziende italiane cercano ogni anno tra 250mila e 270mila laureati in discipline scientifiche e tecnologiche che il sistema formativo non riesce a produrre. Il balzo dell’AI ha accelerato il problema: la domanda si concentra su tecnologie in rapida evoluzione, mentre l’offerta resta indietro.